Il Papa: "L'inquinamento rischia di distruggere il futuro del mondo"

Nuovo appello del Santo Padre contro l'inquinamento durante la messa dell’Epifania
nella Basilica di San Pietro. Poi omaggia Galileo e Dante: "Fede e ragione non si contraddicono". Monito contro le minacce alla vita

Roma - L’inquinamento e l’avvelenamento del mondo rischiano di avere il "sopravvento" e di distruggere "il presente e il futuro": è il duro monito fatto oggi da Papa Benedetto XVI, durante la messa dell’Epifania nella Basilica di San Pietro. Tuttavia, l'invocazione del Santo Padre è andata a esortare l’umanità a non perdere la speranza e l’impegno davanti alla "grave crisi sociale ed economica che travaglia l’umanità, davanti all’odio e alla violenza distruttrice che non cessano di insanguinare molte regioni della Terra". Il Papa, che ha fatto solo questo riferimento implicito alla guerra di Gaza, ha anche esortato a fare muro "dinanzi all’egoismo e alla pretesa dell’uomo di ergersi come dio di se stesso, che conduce talora a pericolosi stravolgimenti del disegno divino circa la vita e la dignità dell’essere umano, circa la famiglia e l’armonia dell’universo".

Un richiamo contro l'inquinamento L’inquinamento e l’avvelenamento del mondo rischiano di avere il "sopravvento" e di distruggere "il presente e il futuro". "Il nostro sforzo di liberare la vita umana e il mondo dagli avvelenamenti e dagli inquinamenti che potrebbero distruggere il presente e il futuro - ha detto il Papa - conserva il suo senso anche se apparentemente non abbiamo successo o sembriamo impotenti di fronte al sopravvento di forze ostili". Per Ratzinger tuttavia è la grande "speranza cristiana poggiante sulle promesse di Dio che, nei momenti buoni come in quelli cattivi, ci dà coraggio e orienta il nostro agire".

Omaggio a Dante e Galileo Ratzinger ha, poi, ricordato che nel 2009 si celebra "il 4 centenario delle prime osservazioni di Galileo Galilei al telescopio" e per questo è stato dedicato "in modo speciale all’astronomia" e cita un canto del Paradiso di Dante. Il Papa entra così nel cuore del suo discorso, soffermandosi su un tema a lui particolarmente caro, ovvero il rapporto tra fede e ragione. "C’è nel cristianesimo - dice davanti a migliaia di fedeli e a una schiera di cardinali e vescovi - una peculiare concezione cosmologica, che ha trovato nella filosofia e nella teologia medievali delle altissime espressioni. Essa, anche nella nostra epoca, dà segni interessanti di una nuova fioritura, grazie alla passione e alla fede di non pochi scienziati, i quali - sulle orme di Galileo - non rinunciano né alla ragione né alla fede, anzi, le valorizzano entrambe fino in fondo, nella loro reciproca fecondità". Soffermandosi poi sul significato della visita dei Re Magi al Bambin Gesù, il Papa osserva come "non possiamo non prestare particolare attenzione al simbolo della stella, tanto importante nel racconto evangelico dei Magi» che «erano con tutta probabilità degli astronomi". "Avevano notato l’apparire di un nuovo astro - prosegue Ratzinger - ed avevano interpretato questo fenomeno celeste come annuncio della nascita di un re, il re dei giudei. I Padri della Chiesa hanno visto in questo singolare episodio narrato da San Mateo anche una sorta di ’rivoluzionè cosmologica". Poi la citazione di Dante. "È l’amore divino, incarnato in Cristo, la legge fondamentale e universale del creato. Ciò va inteso invece in senso non poetico, ma reale. Così lo intendeva del resto lo stesso Dante, quando - afferma il Pontefice - nel verso sublime che conclude il Paradiso e l’intera Divina Commedia, definisce Dio 'l’amor che move il sole e l’altre stelle'. Questo significa che le stelle, i pianeti, l’universo intero non sono governati da una forza cieca, non obbediscono alle dinamiche della sola materia. Non sono, dunque - conclude - gli elementi cosmici che vanno divinizzati, bensì, al contrario, in tutto e al di sopra di tutto vi è una volontà personale, lo Spirito di Dio, che in Cristo si è rivelato come Amore".

La speranza cristiana La Chiesa è sostenuta nel suo cammino attraverso i secoli dalla consapevolezza che a Cristo è stato dato "ogni potere sul cielo e sulla terra", per questo "nei credenti in Cristo non viene mai meno la speranza, anche oggi, dinanzi alla grande crisi sociale ed economica che travaglia l’umanità, davanti all’odio e alla violenza distruttrice che non cessano di insanguinare molte regioni della terra, dinanzi all’egoismo e alla pretesa dell’uomo di ergersi come dio di se stesso, che conduce talora a pericolosi stravolgimenti del disegno divino circa la vita e la dignità dell’essere umano, circa la famiglia e l’armonia del creato". "Il nostro sforzo di liberare la vita umana e il mondo - ha aggiunto Benedetto XVI - dagli avvelenamenti e dagli inquinamenti che potrebbero distruggere il presente e il futuro, conserva il suo valore e il suo senso - ho annotato nella già citata Enciclica Spe salvi - anche se apparentemente non abbiamo successo o sembriamo impotenti di fronte al sopravvento di forze ostili, perché 'è la grande speranza poggiante sulle promesse di Dio che, nei momenti buoni come in quelli cattivi, ci dà coraggio e orienta il nostro agire'".