Papa Luciani, suo fratello smontò l’ipotesi del delitto

Caro dott. Granzotto, ho letto sul Giornale la risposta che ha dato al lettore Francesco Marzollo («Papa Luciani, è campata per aria la tesi del delitto»). Qui l’unica cosa campata per aria è la sua ridicolissima risposta e il far finta di fare lo gnorri. Sarebbe stato molto più dignitoso per lei non rispondere a certe lettere (come fa di solito quando si toccano certi argomenti). Solo una cosa è certissima. Papa Luciani non è morto di morte naturale. Lo capì perfettamente anche la buon’anima di suo fratello (di Papa Luciani) Edoardo Luciani, che non era l’ultimo arrivato e si mangiò la classica «foglia». Il resto sono solo balle, volgarissime balle. E niente di più. A dott. Granzo’, faciteme ’u favore... Ca nisciune è fess. Yah! Più serietà per favore.
Como

Sicuro sicuro, caro Croce? Sicuro che proprio «nisciune» sia fesso? Come fa ad affermare con tanta sicurezza che Papa Luciani non è morto di morte naturale? In casi come questi l’onere della prova tocca a chi la pensa come lei e non mi sembra che nonostante la metodica, maniacale ricerca del pelo nell’uovo qualcuno mai abbia esibito un semplice indizio a favore della sua tesi. Sospetti, insinuazioni, illazioni e teoremi dietrologici ne sono stati sciorinati a piene mani: ma una prova che sia una, nisba. Però, nonostante il «quadro investigativo» risulti una tabula rasa, lei non ha dubbi: la cosa è «certissima» (ovvero indubitabilissima, indiscutibilissima, evidentissima), trattasi di omicidio. Ma perché? Le fa piacere che Albino Luciani sia stato assassinato? La conforta l’idea che il Sacro Collegio sia una sorta di Spectre vocata al male? E i Sacri Palazzi luogo di congiure, di diaboliche macchinazioni? Mi compiaccio d’averla fatta ridere (uom che ride, cuor contento) e visto che c’è, se ne faccia un’altra, di risata, perché confermo quello che ho scritto: nessun mistero sulla morte di Papa Luciani o, se preferisce e magari la fa ridere ancora di più, niente che lasci pensare a una morte che non sia stata quella per infarto miocardico. Lo stesso malanno che ha spezzato la vita del fratello del Papa, Berto Luciani (o è omicidio anche quello, tanto per chiudere definitivamente il conto?).
Berto Luciani che lei, caro Croce, chiama in causa affermando con sicura baldanza ch’egli capì tutto, che mangiò la foglia. Quale foglia, scusi? A chi confidò di sapere come erano andati realmente i fatti (dei quali comunque non fu testimone: non alloggiava nell’appartamento papale, ma a Canale D’Agordo, ottocento chilometri più a nord)? Michele Brambilla, giornalista serio, scrupoloso, attendibile come ce ne sono pochi, intervistò il fratello di Papa Luciani una decina d’anni orsono e alla domanda: «E se l’avessero ucciso?» egli rispose: «C’è chi ha scritto dei libri, su quest’ipotesi. Il primo fu David Yallop, con quel suo In nome di Dio. Hanno messo insieme una serie di “gialli” che non stanno in piedi. Come quello dell’orologio scomparso. “Dov’è finito l’orologio del Papa?”, si chiede Yallop. Guardi lì dov’è finito (Edoardo Luciani indica il polso di sua moglie), eccolo qui l’orologio che fu prima di Paolo VI e poi di Giovanni Paolo I. Sul retro della cassa è inciso lo stemma di Papa Montini. Un Longines di metallo, un orologio economico». Sempre convinto che acca niuscune, ma proprio nisciune è fesso, caro Croce?