Il Papa in Medio Oriente andrà in una moschea e al museo della Shoah

Il viaggio del Papa in Israele non è ancora stato annunciato ufficialmente e fino all’ultimo potrà essere rinviato, nel caso la situazione a Gaza non sia pacificata, ma la diplomazia d’Oltretevere e quella israeliana hanno già concordato nei dettagli il programma. E l’agenda messa a punto nelle ultime settimane prevede il giorno stesso dell’arrivo a Gerusalemme una sosta al museo della Shoah di Yad Vashem, dove si trova il padiglione con la contestata didascalia sotto l’immagine di Pio XII. Così come prevede anche la visita a una moschea in Giordania.
Il viaggio in Israele era sembrato in forse nel momento più difficile della crisi scaturita dalle dichiarazioni del vescovo lefebvriano Williamson sulle camere a gas, ma la macchina dei preparativi non si è in realtà mai interrotta. Com’era accaduto per lo storico pellegrinaggio di Giovanni Paolo II nel 2000, la visita papale inizierà da Amman, in Giordania, dove l’arrivo di Benedetto XVI è previsto l’8 maggio. Il giorno successivo Raztinger entrerà nell’antica basilica dedicata a Mosè sul monte Nebo e si affaccerà dal parapetto che permette di vedere dall’alto la Terra Promessa. Qualche ora dopo il Papa entrerà per la seconda volta in una moschea, dopo la visita e l’inattesa preghiera nella moschea Blu di Istanbul, nel novembre 2006.
Il 10 maggio è prevista la celebrazione della messa per la comunità cattolica nello stadio di Amman, seguita dalla visita al sito del battesimo di Gesù sul fiume Giordano. L’11 maggio da Amman il Pontefice volerà a Tel Aviv. Quel pomeriggio, dopo l’incontro con il presidente di Israele, Ratzinger andrà nel museo di Yad Vashem, recentemente rinnovato.
La Santa Sede spera ancora che per quella data, la contestata didascalia che presenta Pio XII come insensibile al dramma degli israeliti perseguitati possa essere rivista e formulata diversamente, come peraltro hanno già chiesto diverse autorevoli personalità del mondo ebraico, tra le quali lo storico inglese sir Martin Gilbert. In ogni caso, la didascalia non dovrebbe costituire un intralcio e l’omaggio al memoriale delle vittime dell’Olocausto si terrà comunque, anche se con tutta probabilità Benedetto XVI eviterà di attraversare il padiglione contestato con la fotografia del predecessore.
Martedì 12 maggio Ratzinger incontrerà il Gran Mufti di Gerusalemme, poi sosterà davanti al Muro del Pianto, quindi visiterà il Cenacolo e incontrerà i due Gran Rabbini d’Israele. Una messa all’aperto è prevista nella Josafat Valley, sotto l’Orto degli Ulivi. Il 13 maggio sarà la giornata dedicata all’Autorità palestinese. Benedetto XVI giungerà in elicottero nei Territori, incontrerà Abu Mazen, quindi celebrerà la messa nella piazza della Mangiatoia, come fece Giovanni Paolo II. E nel pomeriggio visiterà un campo profughi palestinese. Il penultimo giorno del viaggio, giovedì 14 maggio, sarà dedicato alla Galilea. Il Papa arriverà a Nazareth e celebrerà la messa al Monte del Precipizio. La mattina del 15 maggio, qualche ora prima di ripartire per Roma, Ratzinger entrerà nella basilica del Santo Sepolcro. «La presenza di Benedetto XVI in Israele è un fatto positivo – dice al Giornale il presidente dell’assemblea dei rabbini italiani, Giuseppe Laras – e speriamo che da qui a maggio le tensioni e le difficoltà scaturite dalla recente crisi siano state superate».
Rimane invece un’incognita la situazione di Gaza. È infatti molto improbabile che il viaggio possa avvenire se nell’area sono in corso operazioni belliche.