Il Papa al museo della Shoah: "Mai più un simile orrore"

Benedetto XVI si sofferma in silenzio nella Sala della Memoria. Pronuncia il discorso sottovoce. La condanna: &quot;Ogni sforzo deve essere fatto per combattere l'antisemitismo&quot;. <a href="/fotogallery.pic1?gallery=1155"><strong>Il commento audio</strong></a><a href="/a.pic1?ID=350400"></a>

nostro inviato a Gerusalemme

«Possano i nomi di queste vittime non perire mai! Possano le loro sofferenze non essere mai negate, sminuite o dimenticate!». Benedetto XVI parla sottovoce, con un inglese che scivola via, per ribadire ancora una volta l’importanza del ricordo e la condanna di ogni negazione dell’Olocausto. Dentro la Sala della Memoria allo Yad Vashem, nonostante il microfono, bisogna tendere l’orecchio per afferrare ciò che dice. «Sono giunto qui per soffermarmi in silenzio... un silenzio per ricordare, un silenzio per sperare», dice nel suo discorso. E capisci che avrebbe quasi preferito non parlare, ma sostare soltanto in silenziosa preghiera commemorando le vittime della Shoah.
È raccolto, concentrato, teso, Papa Ratzinger, mentre ravviva la fiamma che arde perennemente nella sala, mentre depone una corona di fiori bianchi e gialli o ascolta la struggente preghiera cantata dal rabbino per commemorare i martiri della Shoah. Il silenzio che Benedetto XVI desiderava è rotto dalle scariche di scatti dei fotografi, è disturbato dalle luci troppo forti, che non permettono il raccoglimento di cui aveva potuto godere nove anni fa Giovanni Paolo II.
È una cerimonia di Stato, con il presidente Simon Peres sempre a fianco del Pontefice. Il discorso pronunciato sottovoce dal Papa tedesco è intessuto di pudore e di rispetto. «Sono qui per soffermarmi in silenzio davanti a questo monumento eretto per onorare la memoria dei milioni di ebrei uccisi nell’orrenda tragedia della Shoah». Persone che «persero la propria vita, ma non perderanno mai i loro nomi», perché essi sono «incisi nei cuori dei loro cari», sono «incisi nei cuori» di chi non vuole permettere mai più «un simile orrore», sono incisi «in modo indelebile nella memoria di Dio».
Benedetto XVI, che ha già più volte condannato il negazionismo prendendo le distanze dalle dichiarazioni del vescovo lefebvriano Richard Williamson, torna a ripetere che le sofferenze delle vittime dell’Olocausto non devono essere mai sminuite o dimenticate.
La Chiesa, aggiunge il Papa, «prova profonda compassione per le vittime» e si schiera «accanto a quanti oggi sono soggetti a persecuzioni per causa della razza, del colore, della condizione di vita o della religione». Ci sono sette sopravvissuti ai campi di sterminio nazisti seduti in un lato della sala.
Accompagnato dal presidente di Yad Vashem, Avner Shalev, Ratzinger li saluta uno ad uno, ascoltanto le loro storie. Uno di loro, Ed Mosberg, gli dice: «Lei che ha conosciuto l’Olocausto, deve condannare i negazionisti».
La cerimonia si conclude con un dono al Papa. Il rabbino Meir Lau gli presenta una copia del quadro «La sinagoga nel campo di concentramento», dipinto dall’ebreo tedesco Felix Nussbaum, vittima della Shoah. E quando ormai Ratzinger ha lasciato Yad Vashem, il suo presidente Shalev dice ai giornalisti che si sarebbe aspettato da Benedetto XVI la menzione esplicita «dei persecutori, i nazisti tedeschi».
Ma le parole più forti contro l’antisemitismo, Benedetto XVI le aveva già pronunciate ieri mattina, appena sbarcato a Tel Aviv proveniente da Amman, nel saluto al presidente Peres e al premier Benjamin Netanyahu: «Tragicamente, il popolo ebraico ha sperimentato le terribili conseguenze di ideologie che negano la fondamentale dignità di ogni persona umana. È giusto e conveniente che io abbia l’opportunità di onorare la memoria dei sei milioni di ebrei vittime della Shoah».
«Sfortunatamente – ha aggiunto il Papa – l’antisemitismo continua a sollevare la sua ripugnante testa in molte parti del mondo. Questo è totalmente inaccettabile. Ogni sforzo deve essere fatto per combattere l’antisemitismo dovunque si trovi».