Il Papa: «Le nazioni cristiane stanno perdendo l’identità»

Il richiamo del Pontefice: «Violenze ed ingiustizie sono figlie dell’ambizione dell’uomo di sostituirsi a Dio»

da Roma

Perdendo la propria identità e dichiarando se stesso «dio», l’uomo «si ritrova più solo» e rischia il castigo divino. Lo ha detto ieri mattina Benedetto XVI celebrando nella basilica di San Paolo fuori le Mura la Messa d’inizio del dodicesimo Sinodo dei vescovi dedicato alla «Parola di Dio, nella vita e nella missione della Chiesa» che riunirà in Vaticano da fino al 26 ottobre 253 padri sinodali provenienti dai cinque continenti.
Il Papa ha commentato la parabola evangelica dei vignaioli cattivi, che uccidono prima i servi e poi il figlio del padrone della vigna. «Quanto denuncia la pagina evangelica – ha detto il Pontefice – interpella il nostro modo di pensare e di agire; interpella, in modo speciale, i popoli che hanno ricevuto l’annuncio del Vangelo». «Se guardiamo la storia – ha continuato – siamo costretti a registrare non di rado la freddezza e la ribellione di cristiani incoerenti. In conseguenza di ciò, Dio, pur non venendo mai meno alla sua promessa di salvezza, ha dovuto spesso ricorrere al castigo. È spontaneo pensare, in questo contesto, al primo annuncio del Vangelo, da cui scaturirono comunità cristiane inizialmente fiorenti, che sono poi scomparse e sono oggi ricordate solo nei libri di storia».
Il riferimento più immediato è alle comunità cristiane del nord Africa e del Medio Oriente, per lo più inghiottite dall’islamizzazione. «Non potrebbe avvenire la stessa cosa – si chiede Ratzinger – in questa nostra epoca?». La minaccia che spaventa il Papa, però, non è il rinnovarsi di qualche invasione, quanto l’autodemolizione interna. «Nazioni un tempo ricche di fede e di vocazioni – spiega Benedetto XVI – ora vanno smarrendo la propria identità, sotto l’influenza deleteria e distruttiva di una certa cultura moderna. Vi è chi, avendo deciso che “Dio è morto”, dichiara “dio” se stesso, ritenendosi l’unico artefice del proprio destino, il proprietario assoluto del mondo». Sbarazzandosi di Dio e non attendendo da lui la salvezza, ha detto ancora il Papa, «l’uomo crede di poter fare ciò che gli piace e di potersi porre come sola misura di se stesso e del proprio agire». Ma eliminando Dio dal proprio orizzonte l’uomo diventa più felice e libero? «Quando gli uomini si proclamano proprietari assoluti di se stessi e unici padroni del creato, possono veramente costruire una società dove regnino la libertà, la giustizia e la pace? Non avviene piuttosto - come la cronaca quotidiana dimostra ampiamente – che si estendano l’arbitrio del potere, gli interessi egoistici, l’ingiustizia e lo sfruttamento, la violenza in ogni sua espressione? Il punto d’arrivo, alla fine, è che l’uomo si ritrova più solo e la società più divisa e confusa».
Ratzinger ha però concluso ricordando la promessa di Gesù: «La vigna non sarà distrutta», ma sarà affidata a vignaioli fedeli. «Questo indica che, se in alcune regioni la fede si affievolisce sino a estinguersi, vi saranno sempre altri popoli pronti ad accoglierla». La morte di Gesù non rappresenta la sconfitta di Dio, perché con la resurrezione quella che sembrava essere «una totale disfatta, segnerà l’inizio di una definitiva vittoria».
Si aprono dunque stamani in Vaticano i lavori del Sinodo. Tra le novità vanno registrate le partecipazioni e gli interventi del patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I, e – una prima volta assoluta – del rabbino capo di Haifa, Shear Yashyv Cohen, che spiegherà come il popolo ebraico interpreta le scritture. Per la prima volta inoltre il segretario speciale del sinodo è un prelato un africano, Laurent Monsengwo Pasinya, arcivescovo di Kinshasa. Entra poi in vigore il nuovo regolamento sinodale, che istituzionalizza il dibattito libero alla fine di ogni assemblea, una novità già introdotta nella scorsa assemblea dedicata all’eucaristia (ottobre 2005) che ha suscitato grande approvazione tra i padri sinodali.
Il Papa ha voluto spiegare l’importanza del Sinodo dei vescovi durante l’Angelus, davanti a migliaia di fedeli radunati in piazza San Pietro. Ha sottolineato che i vescovi lo aiutano fornendogli «informazioni dirette ed esatte circa la situazione e i problemi della Chiesa». La Chiesa, ha sottolineato, ha una struttura sinodale, e l’etimologia del sinodo suggerisce «l’idea del “fare strada insieme”».