Il Papa negli Usa: a Ground Zero pregherà anche per i terroristi

Domani Benedetto XVI parte per gli Stati Uniti. E' il suo ottavo viaggio e si annuncia tra i più importanti: incontrerà Bush e all'assemblea delle Nazioni Unite parlerà di pace e diritti umani

Roma - L’immagine simbolica del viaggio sarà certamente quella di domenica prossima, che lo vedrà in preghiera a Ground Zero, nella voragine creata dalla distruzione delle Torri Gemelle l’11 settembre 2001, che contò 2.749 vittime: il Papa, seguito in diretta dalle Tv di tutto il mondo (l’orario, le 9.30 della mattina a New York, le 15.30 in Italia, è stato scelto appositamente), non farà discorsi ma pregherà anche per i terroristi perché Dio volga «verso la via dell’amore coloro i cui cuori e le cui menti sono consumate dall’odio». Ma ci saranno anche l’atteso discorso davanti all’assemblea generale delle Nazioni Unite, il faccia a faccia con George Bush alla Casa Bianca nel giorno del compleanno di Ratzinger, l’incontro con la Chiesa degli Stati Uniti, ancora «ferita» per i recenti scandali di abusi sessuali e quanto mai bisognosa di guardare al futuro.

Benedetto XVI parte a mezzogiorno di domani per il suo ottavo viaggio internazionale, con destinazione Washington e New York, calcando le orme di Paolo VI (che fu all’Onu nel 1965) e Giovanni Paolo II (che intervenne al Palazzo di Vetro nel 1979 e poi nel 1995), su invito del segretario generale Ban Ki-Moon. Gli interventi dei predecessori di Ratzinger alle Nazioni Unite si erano sempre tenuti in ottobre, quando si riunisce l’assemblea generale, ma quest’anno ci sono le elezioni presidenziali e una presenza del Pontefice nel rush finale della campagna elettorale sarebbe stata fuori luogo. Nel dicembre di sessant’anni fa veniva approvata la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e da questa partirà il Papa nel suo ampio discorso, nel quale farà riferimento ai fondamenti dei diritti umani, parlerà della libertà religiosa e chiederà agli Stati di adoperarsi sulla scena internazionale per promuovere la pace.

La sfida del terrorismo e i problemi del Medio Oriente – in particolare l’urgenza di una soluzione per il Libano – saranno invece il tema dell’incontro con Bush, che riceverà il Pontefice alla Casa Bianca il 16 aprile, giorno dell’ottantunesimo compleanno di Benedetto. «Fenomeni come il terrorismo su scala mondiale rendono labile il confine tra la pace e la guerra pregiudicando seriamente la speranza del futuro dell’umanità», ha scritto il Papa nel saluto al seminario del Pontificio consiglio per la giustizia e la pace che si è svolto nei giorni scorsi a Roma. È noto che Benedetto XVI riconosce l’importanza degli Stati Uniti sulla scena mondiale e stima il ruolo pubblico che ha la religione nella vita del Paese. Ricevendo lo scorso 29 febbraio la nuova ambasciatrice americana presso la Santa Sede, Mary Ann Glendon, Ratzinger ha fatto notare che l’America è «una nazione che apprezza il ruolo del credo religioso nel garantire un ordine democratico vibrante ed eticamente sano». Al tempo stesso, però, pur avvenendo la visita nell’anno delle elezioni, la presenza del Pontefice negli Usa non va interpretata come «un appoggio» alla politica estera di Bush. Lo ha ribadito con chiarezza il cardinale Renato Martino, spiegando che la Santa Sede «non rinnega la sua tradizionale posizione che è di rigetto della guerra e di incoraggiamento sempre al dialogo per smussare le differenze e favorire la collaborazione». Proprio la domenica delle Palme, il Pontefice aveva invitato il popolo iracheno a «sollevare la testa», pronunciando un giudizio chiaro sulla guerra in Irak «che ha provocato lo scompaginamento della vita civile e sociale» di quel popolo.

Il cuore della visita papale, come sempre, sarà quello alle comunità cattoliche del Paese, nell’occasione dei duecento anni dalla fondazioni delle diocesi di New York, Saint Louis, Filadelfia e Boston. Il cardinale Segretario di Stato Tarcisio Bertone ha anticipato che il Papa, incontrando il clero nella cattedrale newyorkese di San Patrizio «esorterà» alla «purificazione» dopo gli scandali, «per costruire una cultura di integrità morale, di giustizia, di fiducia reciproca». I dolorosi casi degli anni scorsi saranno sì accennati, ma il discorso di Ratzinger sarà proiettato al futuro e sottolineerà il ruolo missionario della Chiesa negli Usa.

Imponenti si annunciano le misure di sicurezza. La polizia della Grande Mela ha spiegato che alcune saranno visibili, come i sommozzatori nell’East River, agenti della task force anti-cecchino sui tetti, elicotteri e limousine blindate. Inoltre, senza dare nell’occhio, saranno in servizio anche numerosi detective tra la folla e agenti che porteranno alla cintura rilevatori di radiazioni.