Il Papa nel mirino

2SULL’AIDS

Il Pontefice continui

a difendere la verità

Il.mo Direttore. il Papa nel suo intervento in materia di aids non ha fatto che ribadire la dottrina della Chiesa, in continuità con i suoi predecessori. O si deve piuttosto intendere che in nome della tanto conclamata libertà il discorso del Pontefice doveva essere censurato perché in contrasto con il pensiero illuminato dei soliti potentati? Tutta la nostra solidarietà vada a Benedetto XVI con l'augurio che continui a difendere la verità a qualsiasi prezzo. Cordiali saluti.
2LE CRITICHE FEROCI

I cattolici sono abituati

alla persecuzione

Che la Chiesa cattolica sia sempre sotto tiro dei mezzi di informazione e delle burocrazie europee al servizio delle nomenclature, è cosa nota. Il Vaticano ha cumulato almeno trenta condanne in sede europea; più di Cuba, Cina e Zimbabwe messe insieme. Le critiche al Papa arrivano sia quando parla e sia quando sta zitto.
L'aggressione a Benedetto XVI è sempre più incalzante, grossolana, astiosa, ben orchestrata mediaticamente e male argomentata razionalmente. Questa volta Francia, Germania e Fondo monetario internazionale, hanno messo sotto accusa il capo della Chiesa cattolica perché aveva affermato che non si vince l'aids con il preservativo. Per queste élites la difesa della vita passa per il preservativo. La loro morale sessuale non va oltre. Per loro il sesso va sempre bene, comunque e con chiunque, per dritto e per rovescio ma col preservativo; tranne, correggere le disattenzioni con l'aborto. Per la cronaca, è già stata raggiunta la cifra di un miliardo di aborti da quando governano queste «democrazie». Tutti sanno o dovrebbero sapere che il vettore di contagio ancora di gran lunga più potente è il sesso promiscuo tra maschi dove il preservativo rappresenta il passaporto che esenta dal contagio. Il tasso di infezione di Washington D.C., la capitale americana, è pari a quello dell'Uganda, il 3 per cento della popolazione, dimostrazione palese che la differenza la fanno i comportamenti a rischio e non la disponibilità dei profilattici. Come cattolici non possiamo che condividere le parole del Papa e non ci meravigliamo di certe critiche. Dice il Vangelo: «Se hanno perseguitato me perseguiteranno anche voi», non certo perché Gesù aveva fatto del male ma, esattamente per il contrario.
Rino Tartaglino
2DALLA STORIA

Come Giulio II invoco:

«Via i barbari dall’Italia»

Egregio capo redattore, ripassando la storia trapassata passata e contemporanea, mi sono soffermato sul Papa Giulio II. Da cardinale era Giuliano Delle Rovere quando nel 1503 fu eletto Papa scelse il nome di Giulio perché ammirava Giulio Cesare. Può sembrare possibile che un Papa della chiesa cristiana aspiri a ripetere le gesta di un condottiero di eserciti? Eppure questo era il carattere di Giulio II. L’Italia attraversava allora quel periodo della sua storia che fu detto delle «Signorie». Ogni città governata da un diverso signore, era continuamente impegnata in guerre con altre città, per sottometterle. Anche i territori dello Stato della Chiesa erano oggetto di questi desideri di conquista. Giulio salì al trono papale a 60 anni, aveva un animo e un aspetto da vero condottiero. Appena incoronato, subito a riordinare l’amministrazione dello Stato pontificio: emise molte sagge leggi, particolarmente severe contro ladri e briganti che allora, approfittando dei frequenti rivolgimenti politici, infestavano città e campagne. Ma aveva in cuore ben più ampi progetti. Sognava di unire tutti gli Stati italiani in una confederazione di cui il Pontefice romano fosse il capo e di cacciare dall’Italia tutti gli stranieri. Purtroppo egli non visse abbastanza a lungo per realizzarlo. Oltre alle doti di condottiero Papa Giulio II ebbe anche, da vero principe del Rinascimento italiano, uno smisurato amore per le arti e gli artisti, per tutto ciò che fosse bello, grande fastoso.
P.S. Pur essendo del medioevo questa realtà storica mi fa avvicinare al dinamismo e saggezza del Papa Giulio II. Ed io che sono nel 2009 pure mi trovo a gridare «Via i barbari dall’Italia!». Quelli che lo sono, ma rispetto coloro che lavorano e rispettano le nostre leggi. In quanto ai responsabili del governo dico: «Non è permesso ai governanti di comportarsi indegnamente, perché sono di cattivo esempio al loro popolo».
Celso Vallarino