Il Papa: «Nella Croce la famiglia minacciata e gli abusi dei bambini»

La prima Via Crucis di Ratzinger: «La misericordia ci contagi». Nelle meditazioni di Comastri il mondo diviso in due stanze: «In una si spreca, nell’altra si crepa»

Andrea Tornielli

da Roma

«Nello specchio della croce vediamo tutte le sofferenze dell’umanità, i bambini abusati e abbandonati, le minacce contro la famiglia, la superbia dei ricchi che non vedono i miseri che bussano alla loro porta...». Con queste parole Benedetto XVI ha concluso il rito della Via Crucis al Colosseo che ha concluso la giornata del Venerdì santo. Parlando a braccio ai centomila fedeli, nel luogo del martirio di tanti cristiani, Papa Ratzinger ha ricordato che la Via Crucis non è qualcosa del passato, ma riguarda i cristiani di oggi. Ma le ultime parole del Pontefice sono state di speranza e di consolazione: «La Via Crucis non è una sequenza di cose oscure o un moralismo inefficiente o ancora un grido che non cambia nulla. È, invece, la via della misericordia che pone il limite al male... Preghiamo che Gesù ci aiuti ad essere contagiati dalla misericordia per portarla all’uomo di oggi».
Le meditazioni, che l’anno scorso, durante la commovente Via Crucis vissuta da Giovanni Paolo II ormai alla fine della vita, erano state scritte proprio dal cardinale Ratzinger, quest’anno sono state preparate dall’arcivescovo Angelo Comastri, vicario del Papa per la Città del Vaticano. Parlano del «potere devastante del peccato», le brevi meditazioni di Comastri: «Il mondo è composto da due stanze: in una stanza si spreca e nell’altra si crepa; in una si muore di abbondanza e nell’altra si muore di indigenza». Parlano anche dell’«assurdo culto di Satana» che oggi va per la maggiore, del «vizio, del capriccio e dell’egoismo» presentati come «conquiste di civiltà». Parlano anche del pianto delle madri del «fiume di lacrime versato dalle mamme...».
Il primo Venerdì Santo di Papa Ratzinger era cominciato con la liturgia dell’adorazione della croce, nella basilica vaticana. Benedetto XVI, appena entrato, si è prostrato completamente disteso a terra su di un tappeto rosso. Non era mai accaduto in tempi recenti e il rito era già stato proposto a Giovanni Paolo II che però a causa dell’età e delle condizioni di salute già precarie, non era mai stato in grado di attuarlo.
L’omelia è stata tenuta dal Predicatore della Casa Pontificia, padre Raniero Cantalamessa, che ha criticato le unioni di fatto: «Sono sempre più numerosi coloro - ha detto - che rifiutano l’istituzione del matrimonio e scelgono il cosiddetto amore libero o la semplice convivenza di fatto». «Nella nostra società - ha continuato - ci si domanda sempre più spesso che rapporto ci può essere tra l’amore di due giovani e la legge del matrimonio; che bisogno ha di “vincolarsi” l’amore che è tutto slancio e spontaneità». E invece, ha continuato, «solo se si scopre il profondo e vitale rapporto che c’è tra legge e amore, tra decisione e istituzione, si può rispondere correttamente a quelle domande e dare ai giovani un motivo convincente per legarsi ad amare per sempre e a non aver paura di fare dell’amore un dovere». Padre Cantalamessa ha attaccato duramente anche il «Codice da Vinci», il romanzo di Dan Brown la cui trasposizione cinematografica sta per uscire nelle sale di tutto il mondo. «Cristo viene ancora venduto, non più ai capi del sinedrio per trenta denari, ma a editori e librai per miliardi di denari. Nessuno - ammonisce il predicatore - riuscirà a fermare quest’ondata speculativa, che anzi registrerà un’impennata con l’uscita imminente di un certo film». Molte persone sono così «affascinate da ogni nuova teoria secondo cui egli non fu crocifisso e non morì - continua l’accusa di Cantalamessa - specialmente se il seguito della storia comprende la sua fuga con Maria Maddalena verso l’India (o verso la Francia, secondo la versione più aggiornata). Queste teorie - aggiunge - dimostrano che quando si tratta della Passione di Gesù, a dispetto della massima popolare, la fantasia supera la realtà, ed è, ahimè, anche più redditizia».