Il Papa: «Non peccate troppo l’inferno esiste ed è eterno»

da Roma

L’inferno, «del quale poco si parla in questo nostro tempo, esiste ed è eterno». Lo ha detto Benedetto XVI ieri mattina durante l’omelia della messa che ha celebrato nella parrocchia romana di Santa Felicita e Figli martiri, al quartiere Fidene. Il Vangelo del giorno racconta l’episodio dell’adultera, salvata dalla lapidazione dalle parole di Gesù, il quale si era rivolto agli accusatori della donna dicendo loro «Chi è senza peccato, scagli per primo la pietra». Dopo la silenziosa fuga della folla di uomini pronti a lapidare la peccatrice, Cristo aveva detto alla donna: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più». Il Papa ha citato in proposito le parole di Sant’Agostino: «Il Signore condanna il peccato, non il peccatore. Infatti, se avesse tollerato il peccato avrebbe detto: “Neppure io ti condanno, va’, vivi come vuoi... per quanto grandi siano i tuoi peccati, io ti libererò da ogni pena e da ogni sofferenza”. Ma non disse così».
Benedetto XVI ha quindi spiegato che l’obiettivo di Gesù non è una disputa teorica sulla legge ma la salvezza di un’anima: «Per questo è venuto sulla terra, per questo morirà in croce ed il Padre lo risusciterà il terzo giorno. È venuto Gesù per dirci che ci vuole tutti in Paradiso e che l’inferno, del quale poco si parla in questo nostro tempo, esiste ed è eterno per quanti chiudono il cuore al suo amore. Anche in questo episodio, dunque, comprendiamo che il vero nostro nemico è l’attaccamento al peccato, che può condurci al fallimento della nostra esistenza».
All’Angelus, il Papa ha parlato dei martiri che «vengono uccisi a causa del Vangelo» e ha ricordato «che ieri, 24 marzo, anniversario dell’assassinio di monsignor Oscar Romero, arcivescovo di San Salvador, si è celebrata la Giornata di preghiera e digiuno per i missionari martiri: vescovi, sacerdoti, religiosi, religiose e laici stroncati nel compimento della loro missione di evangelizzazione e promozione umana». Essi, i missionari martiri, «sono speranza per il mondo, perché testimoniano che l’amore di Cristo è più forte della violenza e dell’odio».