Il Papa porta i baci Benetton in tribunale

Lo sapevamo da sempre: scherza con i fanti e lascia stare i santi. Ma Benetton se ne frega, dunque ha deciso di andare oltre le mura di Adriano, la cinta daziaria, è entrato in Chiesa, ha proposto il bacio sulla bocca tra Benedetto XVI e l'Imam del Cairo, un cartellone pubblicitario piazzato proprio sotto casa del pontefice, un rotolone con poca morbidezza esposto vicino a Castel Sant'Angelo. Apriti cielo, si può e si deve dire. L'effetto di propaganda è riuscito perfettamente, tutti ne parlano, tutti ne scrivono, tutti lo chattano sui siti di ogni dove ma stavolta a Città del Vaticano non hanno mostrato l'altra guancia, anzi. La Segreteria di Stato ha preso carta e penna, il portavoce padre Lombardi ha annunciato l'azione legale, rivendicando il sacrosanto diritto del papa di gestire la propria immagine, e non icona, nei confronti della ditta di magliette e affini, che, nel frattempo, centrato l'obiettivo desiderato, ha ritirato l'immagine chiedendo scusa ai fedeli. È chiaro che trattasi di un fotomontaggio, robetta facile anche se ritenuta geniale dai cosiddetti creativi, gli stessi che hanno provveduto a mettere insieme bocca sulla bocca Sarkò e la Merkel, Abu Mazen con il premier israeliano, e, come i passanti di piazza Duomo a Milano hanno potuto vedere ieri, Obama con la ventosa labiale al presidente cinese Hu Jintao o il rivoluzionario Chavez. Anche la Casa Bianca, come la Casa di Pietro, ha reagito, giudicando riprovevole l'uso di immagini personali per fini pubblicitari. Lo stesso aveva fatto in passato la Ryanair, alla ricerca dei passeggeri clienti perduti, un po' come il Benetton messo in crisi dalla concorrenza cinese e di fac simili. Ma se i vari capi di Stato e primi ministri hanno reagito con rabbia a piazza San Pietro preferiscono andare per tribunali, perché una cosa sono gli scherzi e una cosa mettere in dubbio, alla berlina, Sua Santità e, con lui, il cairota barbuto Tayeb. Il Benetton Alessandro, vicepresidente del gruppo, ha rimandato al mittente la vicenda: «La malizia sta soprattutto negli occhi di chi guarda». Sarà ma di quale malizia sta parlando? Forse un bacio è troppo poco? Forse l'unione non fa la forza? Forse era meglio l'idea di Toscani che mise assieme le labbra di una suorina con quelle di un pretino, pudico al massimo? La tesi della fabbrica di Ponzano sostiene che soprattutto il pontefice è contro l'odio, questo significa quel montaggio fotografico, non altro, non c'è bassa insinuazione, non c'è ambiguità, trattasi di provocazione per indurre alla riflessione e i bacchettoni dovranno farsi una ragione. Ma gli avvocati del Vaticano stanno consultando i codici, non da Vinci, si preannuncia una battaglia anche se non riesco a immaginare Benedetto XVI che convoca lo staff legale e incarica i Perry Mason di portare al gabbio i peccatori di Ponzano. Bei tempi quelli di Breznev e Honecker che potevano baciarsi tranquillamente, sotto la falce e il martello, erano baci di proletari, di maschi duri e puri, tutti casa del popolo e partito, mica la robetta goliardica dei creativi di oggi. Che Dio li abbia in gloria, con un ultimo bacio.