Il Papa: «Preoccupato per le coppie di fatto»

da Roma
Benedetto XVI non può tacere la sua «preoccupazione per le leggi sulle coppie di fatto» e rivendica il diritto della Chiesa di far sentire la sua voce su questi argomenti. È questo uno dei temi dell’ampio discorso che Papa Ratzinger ha pronunciato ieri mattina in occasione degli auguri natalizi alla Curia romana. Un intervento che ripercorrendo i viaggi da lui compiuti quest’anno ha toccato anche il significato della lezione di Ratisbona e il celibato dei preti.
Parlando del raduno delle famiglie di Valencia, Benedetto XVI si è chiesto: «Può l’uomo legarsi per sempre? Può dire un sì per tutta la vita? Sì, lo può. Egli è stato creato per questo». «Non posso tacere ha aggiunto Ratzinger – la mia preoccupazione per le leggi sulle coppie di fatto... Quando vengono create nuove forme giuridiche che relativizzano il matrimonio, la rinuncia al legame definitivo ottiene, per così dire, anche un sigillo giuridico. In tal caso il decidersi per chi già fa fatica diventa ancora più difficile». Benedetto XVI ha quindi accennato anche alle unioni omosessuali: «Si aggiunge poi, per l’altra forma di coppie, la relativizzazione della differenza dei sessi. Diventa così uguale il mettersi insieme di un uomo e una donna o di due persone dello stesso sesso. Con ciò vengono tacitamente confermate quelle teorie funeste che tolgono ogni rilevanza alla mascolinità e alla femminilità della persona umana, come se si trattasse di un fatto puramente biologico; teorie secondo cui l’uomo – cioè il suo intelletto e la sua volontà – deciderebbe autonomamente che cosa egli sia o non sia». «C’è in questo – ha spiegato il Papa – un deprezzamento della corporeità, da cui consegue che l’uomo, volendo emanciparsi dal suo corpo finisce per distruggere se stesso». A chi bolla queste della Chiesa come ingerenza, il Pontefice risponde: «Forse che l’uomo non ci interessa? I credenti, in virtù della grande cultura della loro fede, non hanno forse il diritto di pronunciarsi in tutto questo? Non è piuttosto il loro - il nostro - dovere alzare la voce per difendere l’uomo, quella creatura che, proprio nell’unità inseparabile di corpo e anima, è immagine di Dio?».
Parlando del viaggio in Germania, Benedetto XVI ha introdotto il tema del celibato dei preti e ha ricordato che esso «risale a un’epoca vicina a quella degli apostoli». Il Papa ritiene insufficienti, per giustificare questa norma, «le ragioni solamente pragmatiche, il riferimento alla maggiore disponibilità» di tempo, perché questa in fondo potrebbe diventare «anche una forma di egoismo, che si risparmia i sacrifici e le fatiche richieste dall’accettarsi e dal sopportarsi a vicenda nel matrimonio». «Il vero fondamento» del celibato – aggiunge Ratzinger – può essere «solo teocentrico»: «Non può significare il rimanere privi di amore, ma deve significare il lasciarsi prendere dalla passione per Dio, ed imparare poi grazie ad un più intimo stare con lui a servire pure gli uomini. Il celibato deve essere una testimonianza di fede», importante «proprio oggi, nel nostro mondo attuale».
Benedetto XVI ha quindi ricordato il senso della lezione di Ratisbona: «La ragione ha bisogno del Logos che sta all’inizio ed è la nostra luce; la fede, per parte sua, ha bisogno del colloquio con la ragione moderna, per rendersi conto della propria grandezza e corrispondere alle proprie responsabilità». Parlando del dialogo con l’islam, «da intensificare», il Papa spiega che il mondo musulmano «si trova oggi con grande urgenza davanti a un compito molto simile a quello che ai cristiani fu imposto a partire dai tempi dell’illuminismo e che il Concilio Vaticano II, come frutto di una lunga ricerca faticosa, ha portato a soluzioni concrete per la Chiesa cattolica». Da una parte «ci si deve contrapporre a una dittatura della ragione positivista che esclude Dio dalla vita della comunità e dagli ordinamenti pubblici», dall’altra «è necessario accogliere le vere conquiste dell’illuminismo, i diritti dell’uomo e specialmente la libertà della fede e del suo esercizio, riconoscendo in essi elementi essenziali anche per l’autenticità della religione». Questo grande compito di ricerca si trova a vivere l’islam. «Il contenuto del dialogo tra cristiani e musulmani sarà in questo momento soprattutto quello di incontrarsi in questo impegno per trovare le soluzioni giuste. Noi cristiani ci sentiamo solidali con tutti coloro che, proprio in base alla loro convinzione religiosa di musulmani, s’impegnano contro la violenza e per la sinergia tra fede e ragione, tra religione e libertà».
Infine il Papa, che aveva aperto il suo discorso ricordando «gli orrori» della guerra in Terrasanta, lo ha concluso spiegando che «la pace non può essere raggiunta unicamente dall’esterno con delle strutture e che il tentativo di stabilirla con la violenza porta solo a violenza sempre nuova. Dobbiamo imparare che la pace è connessa con l’aprirsi dei nostri cuori a Dio. Dobbiamo imparare che la pace può esistere solo se l’odio e l'egoismo vengono superati dall’interno».