PAPA RATZINGER VENGA DA NOI

Caro Giornale, «Non sono d'accordo con te, ma sono pronto a battermi e a morire perché tu possa esprimere liberamente la tua idea». L'intelligenza non abbonda alla Sapienza, dove probabilmente pensano che Voltaire sia il nome di una pizzeria. Il prof. Josef Ratzinger è filosofo e teologo di fama internazionale, stimatissimo accademico, autentico intellettuale dalla profonda e riconosciuta cultura. In questo momento è anche Papa, cioè è eletto a proprio capo dai massimi esponenti di una delle religioni più importanti del mondo e della storia. Perché a quest'uomo viene impedito di parlare in un luogo deputato alla ricerca, alla cultura e al dibattito, ferma restando, ben inteso, la piena libertà di non essere d'accordo con lui e di controbattere le sue talora discutibili opinioni? Temo purtroppo che Galileo c'entri poco, e c'entri invece lo snobismo ideologico di poche decine di professori, che non esitarono invece a concedere a terroristi e assassini quel pulpito che oggi negano a un uomo di pace. Vomitevole. Come la vigliaccheria dei governanti che, da Prodi in giù, hanno accuratamente evitato di incontrare il Dalai Lama per non irritare il governo cinese, antidemocratico e liberticida. Il Papa non andrà, dunque, alla Sapienza. Però verrà presto a Genova: e il nostro ateneo potrebbe, secondo me, invitarlo a tenere a Genova la lezione che non terrà alla Sapienza. Non per essere necessariamente d'accordo con lui. Per avere il diritto di non esserlo, semmai. E perché ancora crediamo in una società il cui progresso culturale e morale sia basato sulla libertà di parola, e non sulla censura.
dell'Università di Genova
consigliere comunale di Genova