Papa resta in carcere, trattato come un assassino

di Salvatore Scarpino

Strano Paese il nostro, nel quale le questioni di giustizia sono così complesse e intricate, e talvolta ingiuste, che nessuna cabala consente di orientarsi.
Da quattro mesi l’onorevole Alfonso Papa è in galera, misura che si concede soltanto a pochi assassini, perché le chiacchiere interessate di alcuni pentiti lo hanno inchiodato a responsabilità probabilmente inesistenti.
Curiosa coincidenza: l’altro ieri è stato scarcerato il figlio di Totò Riina, Giuseppe Salvatore e rinviato al suo paese di origine, Corleone, dove più resistenti sono le radici mafiose della famiglia e più forte la rete di possibili fiancheggiatori del giovane boss.
Si deve a lui se l’onorevole Papa è in galera: confidenze fatte ad altri mafiosi, e da questi ripetute all’autorità giudiziaria per convenienza e calcolo, sono bastate a spedire in cella l’onorevole Alfonso Papa. I pentiti continuano ad aver sempre ragione, anche quando favoleggiano di attentati immaginati contro l’ex ministro della Giustizia, Angelino Alfano, colpevole di aver voluto l’inasprimento del 41 bis contro i mafiosi detenuti. Ieri comunque il Gip Luigi Giordano ha negato la scarcerazione di Papa, ripetendo le tesi del tribunale del Riesame.
Tutto in regola s’intende, tecnicamente non c’è nulla da ridire, ma resta il fatto incredibile che un parlamentare sia da quattro mesi in cella con accuse che non terrebbero in galera nessun pregiudicato pericoloso.
Così vanno le cose da noi, i Gip sono schiacciati sulle linee indicate dai pubblici ministeri, secondo il principio infame che le carte devono andare avanti, poi si vedrà.
I legali di Papa hanno fatto presente che il parlamentare è in gravi condizioni di salute, ma questo motivo vale a far trasferire in ospedale, con relativo piantonamento, banditi che spesso riescono lo stesso a fuggire. Non lui. E provocatoriamente hanno rimesso l’incarico. Bisognerebbe porre rimedio a tutto questo con una riforma seria della giustizia che tenga conto dei diritti dei cittadini, anche se non sono parlamentari. Dimenticati nelle carceri come Alfonso Papa ci sono migliaia di italiani e stranieri dei quali nessuno si occupa.
È singolare che Papa sia accusato di reati fantasmatici (come favoreggiamento e rivelazione di segreti d’ufficio). Tutti i giorni assistiamo alla distribuzione e diffusione di dati che dovrebbero essere coperti da segreto istruttorio e che invece sfuggono dalle Procure come rondini a primavera, ma nessuno finisce in galera per rivelazione di segreti d’ufficio. È questione di fortuna. Va anche detto che Papa è stato incriminato anche per le conseguenze di quella fantasmagorica loggia segreta P4 la cui esistenza è stata certificata da quel grande romanziere che è Henry John Woodcock.
Occorrerebbe, dicevamo una seria riforma di questo sistema giudiziario che talvolta impazzisce come la maionese. La maggioranza per realizzarla ci sarebbe, ma i magistrati conservatori e giustizialisti hanno ancora potere e capacità di mobilitare forze politiche che per anni hanno favorito.