Il Papa riaccende i riflettori sull’aborto

Benedetto XVI plaude alla moratoria Onu sulla pena di morte ma si rammarica per "i preoccupanti attacchi all’integrità della famiglia. I politici di ogni parte dovrebbero difenderla"

Roma - Benedetto XVI approva la moratoria dell’Onu sulla pena di morte auspicando che «tale iniziativa stimoli il dibattito pubblico sul carattere sacro della vita umana». Poche parole, ma efficaci, che seppur inserite in un contesto più ampio vengono subito lette come una benedizione vaticana dell’iniziativa proposta le scorse settimane da Giuliano Ferrara e s’innestano subito nel dibattito in corso nel nostro Paese.
Nel tradizionale discorso al corpo diplomatico accreditato presso la Santa sede Papa Ratzinger ha parlato di difesa della vita, di dignità della persona, di salvaguardia della famiglia sotto attacco e di diritti umani, affermando che per avere giustizia e pace «non si può mai escludere Dio dall’orizzonte dell’uomo e della storia». «Giustamente la nostra società ha incastonato la grandezza e la dignità della persona umana in diverse dichiarazioni dei diritti, formulate a partire dalla Dichiarazione universale dei Diritti dell’uomo, adottata giusto sessant’anni fa», ha ricordato Benedetto XVI, facendo proprie le parole di Paolo VI che definì questo atto «uno dei più grandi titoli di gloria delle Nazioni Unite». La Chiesa, ha spiegato il Papa, «si impegna» perché in tutti i continenti «i diritti dell’uomo siano non solamente proclamati, ma applicati». La Santa sede, per parte sua, «non si stancherà di riaffermare tali principi e tali diritti fondati su ciò che è permanente ed essenziale alla persona umana».

A partire da queste considerazioni, Benedetto XVI deplora «gli attacchi continui perpetrati in tutti i continenti contro la vita umana», richiamando che «le nuove frontiere della bioetica non impongono una scelta fra la scienza e la morale, ma che esigono piuttosto un uso morale della scienza». Poi l’accenno alla moratoria sulla pena di morte, in sintonia con l’appello che in questo senso rivolse Giovanni Paolo II nel 2000: «Mi rallegro - ha affermato Ratzinger - che lo scorso 18 dicembre» l’Onu «abbia adottato una risoluzione chiamando gli Stati a istituire una moratoria sull’applicazione della pena di morte ed io faccio voti che tale iniziativa stimoli il dibattito pubblico sul carattere sacro della vita umana». Dunque l’espressione usata dal pontefice è innanzitutto legata alla moratoria sulla pena capitale. Ma, ovviamente, anche la moratoria sull’aborto proposta da Ferrara può rientrare in quel «dibattito pubblico» sulla sacralità della vita. Sacralità che la Chiesa ha sempre difeso.

Nel suo discorso ai diplomatici, il Papa ha quindi espresso «ancora una volta» il suo rammarico «per i preoccupanti attacchi all’integrità della famiglia, fondata sul matrimonio fra un uomo e una donna. I responsabili della politica di qualsiasi parte essi siano - ha aggiunto - dovrebbero difendere questa istituzione, cellula base della società».
L’intervento di Benedetto XVI era cominciato con un esame delle situazioni di crisi in un mondo dove sicurezza e stabilità «permangono fragili». Il Papa dopo aver ricordato i Paesi vittime di catastrofi naturali, ha espresso soddisfazione per la conferenza di Annapolis appellandosi a israeliani e palestinesi affinché «non fermino il processo» di pace «felicemente rimesso in moto». Ha auspicato che i libanesi «possano liberamente decidere del loro futuro», ha indicato l’urgenza della riconciliazione anche in Irak, dove «gli attentati terroristici, le minacce e le violenze continuano, in particolare contro la comunità cristiana»: Ratzinger chiede qui che «una riforma costituzionale appropriata» possa salvaguardare «i diritti delle minoranze». Un invito a continuare a seguire la via diplomatica il Papa l’ha rivolto anche «per risolvere la questione del programma nucleare iraniano, negoziando in buona fede». Ha quindi citato le situazione critiche di Pakistan e Afghanistan, a chiesto uno sforzo internazionale per lo Sri Lanka e per il Myanmar, ha parlato di «speranza quasi vinta» nel Darfur, ha auspicato uno statuto per il Kosovo che garantisca i diritti di tutti e una soluzione per il problema di Cipro. Il Papa, incoraggiando la non proliferazione nucleare e la riduzione degli armamenti di tipo classico, ha esortato la comunità internazionale a impegnarsi per la sicurezza applicando gli obblighi sottoscritti, «per impedire l’accesso dei terroristi alle armi di distruzione di massa».

«La pace - ha aggiunto Benedetto XVI - è un impegno e un modo di vita che esige che si soddisfino le legittime attese di tutti, come l’accesso al cibo, all’acqua e all’energia, alla medicina e alla tecnologia, come pure il controllo dei cambiamenti climatici». Infine, il Papa ha parlato della libertà religiosa, «spesso compromessa». La Santa sede «la difende e ne domanda il rispetto per tutti. Essa è preoccupata per le discriminazioni contro i cristiani e contro i seguaci di altre religioni».