Il Papa alla Rota: matrimoni nulli ma senza «favori»

Ratzinger: il sacramento è indissolubile, quindi sono necessari ricerca della verità e giudizi in tempi rapidi

Andrea Tornielli

da Roma

Le cause di nullità matrimoniale devono essere concluse in «tempi ragionevoli», perché la verità «non è avulsa dal bene delle persone», ma il matrimonio cristiano è e rimane «indissolubile» e non può essere dichiarato nullo a causa di «atteggiamenti «compiacenti». Nel suo primo discorso alla Rota Romana, la «Corte di Cassazione» della Chiesa che pronuncia sentenze in suo nome, Benedetto XVI ha ribadito le norme varate da Giovanni Paolo II, chiedendo ai giudici di non fare sconti, ma al tempo stesso ha fatto capire come il problema dei divorziati risposati gli sia ben presente.
Il Papa ha detto che «l’attenzione dedicata ai processi di nullità matrimoniale trascende sempre più l’ambito degli specialisti», perché le sentenze in questa materia «incidono sulla possibilità o meno di ricevere la comunione» da parte di molti fedeli. Proprio per questo motivo l’argomento delle cause di nullità – che non «annullano» un matrimonio ma valutano se esso sia validamente avvenuto e in caso contrario ne riconoscono la nullità – era emerso in molti interventi durante il recente Sinodo. Benedetto XVI osserva come, a prima vista, le norme stabilite per queste cause, e la premura di molti vescovi perché le situazioni dei divorziati risposati vengano quanto prima regolarizzate, appaiano «quasi contrapporsi», ma aggiunge che diritto e pastorale hanno il loro punto d’incontro nell’«amore per la verità». Il processo di nullità non ha quindi come scopo quello «di complicare inutilmente la vita ai fedeli né tanto meno di esacerbarne la litigiosità, ma solo di rendere un servizio alla verità». Benedetto XVI ricorda che proprio il criterio della ricerca della verità può servire per cogliere «l’altro aspetto della questione: il suo valore pastorale». «Può avvenire infatti – denuncia il Papa – che la carità pastorale sia a volte contaminata da atteggiamenti compiacenti verso le persone. Questi atteggiamenti possono sembrare pastorali, ma in realtà non rispondono al bene delle persone e della stessa comunità ecclesiale; evitando il confronto con la verità che salva, essi possono addirittura risultare controproducenti rispetto all’incontro salvifico di ognuno con Cristo».
Il Papa lamenta che oggi «purtroppo questa verità è talvolta oscurata nella coscienza dei cristiani e delle persone di buona volontà. Proprio per questo motivo è ingannevole il servizio che si può offrire ai fedeli e ai coniugi non cristiani in difficoltà rafforzando in loro, magari solo implicitamente, la tendenza a dimenticare l’indissolubilità della propria unione». In questo modo, l’intervento dell’istituzione ecclesiastica nelle cause di nullità «rischia di apparire quale mera presa d’atto di un fallimento».
Ma la verità «cercata nei processi di nullità matrimoniale» non è tuttavia «astratta, avulsa dal bene delle persone». Ecco l’importanza che la sentenza «arrivi in tempi ragionevoli». Attualmente un processo di annullamento matrimoniale dovrebbe durare un anno e sei mesi, in pratica, la chiusura del processo potrebbe arrivare anche dopo tre o cinque anni.