Il Papa: la sana laicità non vieta i crocifissi

Villetti (Rnp): reagire contro chi punta a fare dell’Italia un protettorato vaticano

Vincenzo Pricolo

da Milano

Secondo il Papa non è «sana laicità» escludere i simboli religiosi dai luoghi pubblici e la Chiesa non commette «ingerenza» quando difende «i grandi valori che danno senso alla vita della persona e ne salvaguardano la dignità». Al contrario marginalizzare il cristianesimo mina le basi della convivenza umana.
A tornare sui temi che insieme ai rapporti con l’islam più l’hanno impegnato dall’inizio del pontificato, Benedetto XVI è sollecitato dall’incontro con l’Unione dei giuristi cattolici italiani reduce da un convegno il cui titolo «La laicità e le laicità» sembra ritagliato sulle preoccupazioni del pontefice. Non è «sana laicità», sottolinea papa Ratzinger davanti ai giuristi, escludere i simboli religiosi dai luoghi pubblici come uffici, scuole, tribunali, ospedali e carceri. La Chiesa ha il «diritto di pronunziarsi sui problemi morali che oggi interpellano la coscienza di tutti gli esseri umani, in particolare legislatori e giuristi». La critica papale si rivolge alla «visione areligiosa della vita, del pensiero e della morale», secondo cui la religione va esclusa «dalla vita pubblica» confinandola alla sfera privata. Eppure, denuncia, «l’accezione ideologica» della laicità «sembra essere diventato quasi l’emblema della moderna democrazia».
Fra i primi politici a intervenire per fare proprie le riflessioni del capo del cattolicesimo il premier Romano Prodi, la parlamentare di Forza Italia Isabella Bertolini e Riccardo Pedrizzi (An). Il presidente del Consiglio ha dichiarato di ritenere «profondamente giusto» l’ultimo discorso di Benedetto XVI, che ha letto «attentamente». L’esponente azzurra, secondo la quale le parole del Papa sono «assolutamente condivisibili», promette: «Difenderemo, all’interno delle Istituzioni e nel Paese, la famiglia e i simboli della religione cristiana da chi vuole distruggere le nostre radici». Pedrizzi ha ricordato che la Consulta etico-religiosa di An, organismo che lui stesso presiede, ha approvato nei giorni scorsi un documento che «si muove proprio nella direzione indicata dal Santo padre».
Al contrario, il socialista della Rosa nel pugno Roberto Villetti parla di «ondata controriformista che vorrebbe fare dell’Italia una sorta di protettorato speciale del Vaticano» contro la quale devono mobilitarsi «tutti i liberali e i libertari, credenti e non credenti». Secondo Paolo Ferrua, giurista di fede valdese, «il Papa ha il diritto di dire tutto quello che vuole ma non può avere la pretesa di essere ascoltato».
Per il costituzionalista Stefano Ceccanti «il ragionamento del Papa prescinde dal contesto italiano» e si rivolge all’Europa e in modo particolare alla Francia, dove «ci sono leggi che limitano l’esposizione dei simboli religiosi». Ceccanti sottolinea che il terreno più «delicato» è quello della presenza dei simboli religiosi nelle sedi delle istituzioni pubbliche e ricorda il caso della patria del pontefice. «In Baviera - spiega il docente - è in vigore una norma che impone i crocifissi in tutte le scuole: la Corte costituzionale tedesca ha stabilito che quei simboli religiosi possono rimanere dove sono ma devono essere rimossi se qualcuno ne è disturbato per motivi di coscienza».