Il Papa: il sangue sia seme di speranza Berlusconi: isolare i violenti col dialogo

da Roma

Papa Benedetto XVI, in un telegramma di cordoglio inviato al cardinale vicario Camillo Ruini, si dice «profondamente colpito dalla tragica scomparsa di don Andrea Santoro, ucciso a Trebisonda, in Turchia, mentre era raccolto in preghiera», assicurando la sua «sentita partecipazione al dolore dell'intera chiesa di Roma per la grave perdita di un così stimato e zelante sacerdote fidei donum». Il Papa auspica nel messaggio che il «sangue versato» del sacerdote «diventi seme di speranza per costruire un'autentica fraternità tra i popoli» e afferma di elevare «fervide preghiere di suffragio per il coraggioso testimone del vangelo della carità». La benedizione apostolica del Papa viene inviata «ai familiari, in particolare all'anziana mamma tanto provata». In un altro telegramma, inviato al vicario apostolico dell'Anatolia, monsignor Luigi Padovese, Benedetto XVI esprime la sua «particolare vicinanza» alla comunità cristiana in Turchia riaffermando la propria «ferma deplorazione per ogni forma di violenza».
Il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha inviato ai familiari di don Santoro un messaggio nel quale sottolinea che «la sua attività pastorale, l'appassionato impegno sociale e civile in terra straniera, la profonda fiducia nel dialogo tra le religioni e le culture lasceranno una traccia indelebile».
Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha espressso il cordoglio del governo italiano con una nota in cui si legge tra l’altro che «con la precisa volontà di non cedere all'intolleranza continueremo a lavorare per tenere vivo il dialogo fra le religioni e fra le civiltà, per isolare e per sconfiggere la violenza e la sua predicazione».
Gianfranco Fini, ministro degli Esteri, ha osservato che a suo avviso l’assassinio di don Santoro non dovrebbe comportare un cambiamento di giudizio (che per lui è favorevole) sull’opportunità di accogliere la Turchia nell’Unione europea. Fini si è detto «concorde» con l'analisi del nunzio apostolico in Turchia monsignor Lucibello, che aveva sottolineato il legame fra la pubblicazione delle vignette satiriche su Maometto e l'uccisione del sacerdote italiano in Turchia.