Il Papa sfida l’Europa sul terreno della laicità

Marco Palmisano

Per riflettere con la necessaria prudenza sulle ragioni che spingono Benedetto XVI ad effettuare il delicato viaggio e recarsi in terra turca, è necessario tentare di immedesimarsi con il pensiero e l’azione del Santo Padre, emersi nei suoi ultimi pronunciamenti.
Prima della sua ascesa al soglio pontificio, il Papa insiste sull’idea di una concezione della ragione che non può prescindere dalla dimensione sua propria di apertura al mistero della presenza di Dio, nella nostra vita. «Di norma - scrive - parlerei della necessità di un rapporto correlativo tra ragione e fede, ragione e religione, che, nell’uomo, sono chiamate alla reciproca chiarificazione e devono (...) riconoscersi reciprocamente come unità vivente». È su questo terreno «laico» di ragione che egli sembra voler tornare con forza ad intessere il dialogo con il mondo delle diverse culture e delle diverse professioni religiose presenti al mondo. Il Papa non parla di un astratto ecumenismo o di un «politicamente corretto» dialogo tra religioni, ma di ragione aperta al trascendente e, su questo terreno, sfida in campo aperto credenti e no, cattolici e musulmani, mondo arabo, slavo ed occidentale insieme.
Ecco, a questo proposito, un altro brano illuminante del pensiero di Papa Ratzinger: «Si impone ora un’altra questione su cui dovremo tornare: se il terrorismo è alimentato dal fanatismo religioso, come è, la religione così intesa è risanatrice e salvifica o non piuttosto un potere arcaico e pericoloso che crea falsi universalismi e perciò induce all’intolleranza e all’odio?... Forse allora religione e ragione dovrebbero limitarsi a vicenda e ciascuna mettere l’altra al suo giusto posto, conducendo ogni uomo sulla propria via positiva».
L’equilibrio e la saggezza accennati la dicono lunga sulla laicità dell’attuale Santo Padre e sulla sua grande forza morale e culturale di saper parlare all’uomo moderno non in termini confessionali, ma con espressioni fondate su un uso della ragione adeguato alla sua dignità e alle gravi problematiche che lo affliggono. La fede cristiana, infatti, esige un uomo pienamente ragionevole per essere riconosciuta e accolta come risposta adeguata ed esauriente all’interrogativo del vivere. Per questo motivo il Santo Padre, anche nel recente discorso di Verona ai Vescovi italiani, non ha voluto nascondere la sua grande simpatia verso tutti quei tentativi laici che, liberi da schemi ideologici, partono da una sincera attenzione ai bisogni veri dell’uomo per andare alla ricerca di una risposta ragionevole che non neghi a priori la presenza di Dio nella vita di ognuno di noi ma, al contrario, che sia libera di poterla riconoscere ed affermare.
Il viaggio del Papa nell’antica terra di Anatolia cade in un momento particolarmente delicato e decisivo per le sorti del grande scontro di civiltà attualmente in atto nel mondo e dal cui esito dipenderà in gran parte il destino a venire dei popoli europei. La Turchia rappresenta la vera cerniera geografica, culturale e religiosa tra Asia, Europa e Arabia. Per dirla con la Fallaci, l’invasione risultante dall’Euroarabia che si sta creando all’interno dei nostri popoli di matrice cristiana, vede sicuramente anche il fronte euroasiatico contribuire fortemente a questo sviluppo di impoverimento culturale della nostra identità europea e delle sue radici storiche. Per questo è importante l’ingresso della Turchia in Europa e per questo è ancor più importante l’ingresso e la visita di un nuovo Pontefice in questa strategica terra di frontiera. Per una missione che si sviluppi su un duplice registro: richiamo ai popoli europei sulla necessità sempre più urgente del recupero della propria identità e tradizione e, nel contempo, confronto, senza paura, con le altre culture e civiltà, «sfidate» laicamente sul terreno della ragione e delle sue applicazioni conseguenti e necessarie, in ogni ambito di esperienza, personale e civile.
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