Il Papa si commuove: «Siete una forza di pace»

Diversamente dal suo predecessore, non si è chinato a baciare la terra

nostro inviato a Colonia
«Sono commosso, perché è la prima visita nella mia terra e soprattutto per questo incontro con i giovani di tutto il mondo. Si trovano insieme uniti per la ricerca della verità, uniti nell’amore per Gesù e così sono realmente una forza di pace nel mondo». Benedetto XVI, emozionato e contento, si presenta così ai giornalisti che lo accompagnano sull’Airbus diretto a Colonia.
Erano in molti a chiedersi come sarebbe stato il primo viaggio di Ratzinger, come sarebbe stato accolto dai giovani, quale sarebbe stato l’impatto con la sua terra natale, la Germania. La prima giornata, segnata dalla suggestiva navigazione sul Reno a bordo di un battello, con i ragazzi accalcati sulle rive e in qualche caso immersi fino alla cintola per avvicinarsi di più, si conclude con un successo.
Poche ore prima, all’aeroporto, l’atmosfera appariva inizialmente freddina: pochi i giovani ammessi e tutto l’entusiasmo di un gruppetto di ragazzi pisani non bastava a scaldare l’ambiente. Ma la figura timida e sorridente di Benedetto, che appena fa capolino dall’aereo viene investito da una folata di vento e perde lo zucchetto bianco, provoca subito simpatia. Il Papa non si è chinato a baciare la terra, come faceva Giovanni Paolo II. Per nulla formale e arricchito di improvvisazioni è il saluto che gli rivolge il presidente federale Horst Köhler: «Ci commuove in particolar modo che un tedesco, ossia uno di noi, sia diventato Papa e questo posso dirlo anche da cristiano protestante...». Anche Ratzinger parla spesso a braccio. Quando i giovani cominciano a gridare ritmando «Benedetto» lui chiosa: «Sentiremo spesso questo grido...». Poi aggiunge: «Spero che i giovani mi diano il coraggio di proseguire sulla mia strada e il coraggio di rispondere alle sfide del mondo contemporaneo». Il Papa accenna anche agli incontri di oggi alla sinagoga e di domani con la comunità musulmana, «importanti per intensificare il cammino di dialogo e di cooperazione nel comune impegno per la costruzione di un futuro più giusto e fraterno», e conclude: «Dio protegga la Repubblica federale di Germania». Il primo impatto è positivo, anche per il Papa, che – dice il portavoce Joaquín Navarro-Valls - «è molto soddisfatto di come è stato accolto» e durante la pausa del pranzo al palazzo arcivescovile s’informa di ogni dettaglio organizzativo.
Poi ha inizio la cerimonia dell’accoglienza. Cinque battelli, che simboleggiano i continenti, salpano dal molo e percorrono un tratto del fiume. Il Papa sta sul grande catamarano di testa, circondato da una delegazione di giovani. A metà percorso, l’imbarcazione si ferma di fronte alla banchina del Poller Rheinwiesen, dove sono radunati moltissimi partecipanti alla Gmg. Viene letto il brano del Vangelo di Matteo che parla dell’arrivo dei magi, poi Benedetto XVI prende la parola stando in piedi, sulla prua del battello, davanti a un buffo e vistoso microfono. Saluta in modo particolare «quanti sono venuti dall’Oriente», come i magi: «Voi siete i rappresentanti delle innumerevoli folle di nostri fratelli e sorelle in umanità, che aspettano senza saperlo il sorgere di una stella nei loro cieli per essere condotti a Cristo, luce delle genti, e per trovare in lui la risposta appagante per la sete dei loro cuori». Il discorso è denso ma essenziale. Ai suoi interlocutori, Benedetto XVI chiede: «Concedete a Cristo il diritto di parlarvi durante questi giorni!». Dice che la risposta alla loro domanda di felicità non sta in un’idea e nemmeno in una serie di valori o di precetti: «La felicità ha un nome, un volto: quello di Gesù».
Dopo aver parlato, Papa Ratzinger si intrattiene con ciascuno dei giovani che lo circondano. Parla con loro, soprattutto li ascolta e li benedice. «Mentre Giovanni Paolo II si esprimeva con gesti – ha commentato Navarro – Benedetto XVI dedica più spazio alla parola». In prossimità del duomo dalle guglie che svettano tra i palazzi moderni, Ratzinger sbarca e percorre a piedi, tra due ali di «papaboys» che lo acclamano, il resto del tragitto. Nella cattedrale, il Papa venera le reliquie dei re magi, poi ritorna fuori per il saluto a questa città dove, negli anni in cui insegnava nella vicina Bonn, Ratzinger aveva «trovato molti amici». L’ultimo appello è ancora per i giovani: «Lasciatevi infiammare dal fuoco dello Spirito...».