Il Papa: "Solidarietà a disoccupati e precari"

L'appello del Pontefice da Cassino: "Solidarietà a precari e cassintegrati. I giovani fanno fatica a trovare un'occupazione, bisogna umanizzare il mondo del lavoro"

Cassino - Solidarietà a quanti hanno perso il lavoro, un invito a tutelare la famiglia, un appello perché l’Europa sappia valorizzare il suo patrimonio di ideali cristiani. Da Montecassino, luogo simbolo del grande rinnovamento benedettino, il Pontefice che porta il nome del santo patrono d’Europa fa riecheggiare il motto «ora et labora», parlando della «critica situazione» di tanti operai in queste zone dove già prima della crisi il tasso di disoccupazione era tra i più alti. E ribadendo l’invito per la famiglia oggi «fortemente insidiata».
Benedetto XVI compie quattro anni dopo la sua elezione il pellegrinaggio ad uno dei luoghi a lui più cari, l’abbazia di Montecassino, il grande monastero benedettino raso al suolo nel 1944 e poi ricostruito. Da cardinale, Ratzinger era stato qui più volte. Proprio a San Benedetto, padre dell’evangelizzazione dell’Europa, e alla necessità di riscoprire le radici cristiane del continente, Joseph Ratzinger dedicò il famoso intervento pronunciato a Subiaco il 1° aprile 2005, ventiquattr’ore prima che Giovanni Paolo II, già in agonia, si spegnesse.

La visita di un giorno è iniziata dall’assolata piazza Miranda di Cassino, ora ribattezzata «piazza Benedetto XVI». Qui il Pontefice, con una liturgia sobria e curatissima secondo lo stile benedettino, celebra la messa della festa dell’Ascensione di fronte a migliaia di fedeli, dopo essere stato accolto dall’abate di Montecassino Pietro Vittorelli, e dal sottosegretario Gianni Letta. Nell’omelia Ratzinger riprende l’appello di San Benedetto «a mantenere il cuore fisso sul Cristo, a nulla anteporre a lui». Una contemplazione che «non ci distrae, al contrario ci spinge ancor più ad impegnarci nel costruire una società dove la solidarietà sia espressa da segni concreti». Il Papa ricorda il motto «ora et labora», parla della centralità della preghiera e quindi del lavoro. «Umanizzare il mondo lavorativo – dice – è tipico dell’anima del monachesimo, e questo è anche lo sforzo della vostra comunità che cerca di stare a fianco dei numerosi lavoratori della grande industria presente a Cassino e delle imprese ad essa collegate». «So quanto sia critica la situazione di tanti operai – aggiunge Benedetto XVI –. Esprimo la mia solidarietà a quanti vivono in una precarietà preoccupante, ai lavoratori in cassa - integrazione o addirittura licenziati. La ferita della disoccupazione che affligge questo territorio induca i responsabili della cosa pubblica, gli imprenditori e quanti ne hanno la possibilità a ricercare, con il contributo di tutti, valide soluzioni alla crisi occupazionale, creando nuovi posti di lavoro a salvaguardia delle famiglie». A questo proposito, Ratzinger afferma che «la famiglia ha oggi urgente bisogno di essere meglio tutelata, poiché è fortemente insidiata nelle radici stesse della sua istituzione», riferendosi «ai giovani che fanno fatica a trovare una degna attività lavorativa che permetta loro di costruirsi una famiglia». Ad essi ripete: «La Chiesa non vi abbandona!». Nell’impegno culturale «teso a creare un nuovo umanesimo» secondo la tradizione benedettina, il Papa ricorda infine l’importanza dell’attenzione «all’uomo fragile, debole, alle persone disabili e agli immigrati».

Al termine della messa, al Regina Coeli, Benedetto XVI torna sulle sorgenti del rinnovamento benedettino, invitando i credenti «ad un sforzo personale e comunitario di lotta contro ogni forma di egoismo e di ingiustizia». Il Papa, che ha anche chiesto preghiere per la Chiesa in Cina, si è quindi recato al monastero, facendo una sosta anche alla «casa della carità». Nel pomeriggio, ha celebrato i vespri con i monaci e ha parlato del «riscatto» e del «benefico sviluppo morale» che l’attività dei benedettini ha portato ai popoli europei: «Preghiamo perché l’Europa sappia sempre valorizzare questo patrimonio di principi e di ideali cristiani che costituisce un’immensa ricchezza culturale e spirituale». Prima di ripartire il Papa ha visitato il cimitero polacco, uno dei cinque dove sono sepolte vittime della guerra e qui ha pregato per quanti «ancora soffrono a causa di guerre fratricide».