Il Papa: "Le tasse non sono mai piaciute ieri come oggi"

Benedetto XVI celebra San Giovanni Crisostomo e parla della rivolta contro le imposte. Il richiamo al matrimonio virtuoso

Roma - Le tasse, specie quando aumentano, non piacciono e questo lo insegna la storia.

È quanto ha affermato ieri mattina Benedetto XVI, aggiungendo a braccio una battuta durante l’udienza del mercoledì in Piazza San Pietro. Il Papa ha tenuto una meditazione sulla figura di San Giovanni Crisostomo, vescovo di Costantinopoli, del quale ricorre il sedicesimo centenario della morte e ha ricordato quanto avvenuto nell’anno 387, in occasione della «rivolta delle statue». «Il popolo - ha spiegato Benedetto XVI - abbattè le statue imperiali, in segno di protesta contro l’aumento delle tasse». Sollevato lo sguardo dai fogli, muovendo la mano e con il sorriso sulle labbra, ha aggiunto: «Si vede che alcuni corsi della storia non cambiano...». Un accenno riferibile al dibattito in corso nel nostro Paese e alle polemiche degli ultimi due mesi, che la folla di fedeli ha sottolineato con un applauso.
A che cosa si riferiva il Pontefice? A quanto avvenne ad Antiochia, dove Giovanni era presbitero, in un momento in cui il vescovo era assente, la gente rovesciò l’effigie dell’imperatore e dei suoi familiari. La reazione poteva essere durissima, dato che Teodosio non esitava, in questi casi, a sedare nel sangue ogni insubordinazione. Decisivo fu il ruolo di Giovanni Crisostomo, che con le sue ventidue prediche di Quaresima, le sue omelie più famose, riportò la popolazione a uno spirito di penitenza, mentre il vescovo di Antiochia a Pasqua riusciva a rabbonire lo stesso Teodosio impedendo conseguenze catastrofiche per la città. Altri tempi, ovviamente. Allora chi governava aveva potere di vita e di morte. Ma l’esasperazione per una pressione fiscale avvertita come asfissiante e ingiusta può ben essere considerata una costante e dunque l’esempio - e la successiva considerazione aggiunta a braccio di Benedetto XVI - certamente azzecati.

Come si ricorderà, il tema delle tasse in relazione alla fede cristiana ha tenuto banco tutta l’estate. Aveva cominciato il premier Romano Prodi lamentandosi, dalle colonne di «Famiglia Cristiana» per il fatto che nelle omelie domenicali i sacerdoti nel nostro Paese non ricordano mai il dovere di pagare le imposte. Parole che avevano suscitato più di una reazione polemica. A proposito dello «sciopero fiscale» ventilato dal leader della Lega Umberto Bossi era intervenuto poi il cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, rispondendo alla domanda di un giornalista al Meeting di Rimini: «Noi siamo con il Vangelo che dice “Date a Cesare quel che è di Cesare e date a Dio quel che è di Dio” e con San Paolo che invita a pagare le tasse».

«Naturalmente - aveva aggiunto - come è stato già detto da esponenti di Chiesa e da me stesso, tutti dobbiamo fare il nostro dovere anche nel pagare le tasse secondo leggi giuste e nel destinare i proventi a opere giuste e nell’aiuto ai più poveri e ai più deboli». Bertone aveva quindi invitato la classe politica a fare proprio il Salmo 71: «Dovrebbe essere il programma del politico cristiano: rendere giustizia ai poveri e salvare la vita ai miseri. Il politico deve avere attenzione nei confronti dei più deboli e dei poveri e far sì che non ci siano ingiustizie nella distribuzione delle risorse dello Stato».
Nel corso della catechesi di ieri, Ratzinger, commentando la figura di Giovanni Crisostomo, ha ricordato anche le sue prediche sul matrimonio. «Gli sposi ben preparati sbarrano la via al divorzio - ha osservato - tutto si svolge con gioia e si possono educare i figli alla virtù».

Sempre ieri, infine, sono arrivate le prime conferme per il momento ancora ufficiose sul viaggio che Benedetto XVI farà alla metà di aprile 2008, visitando gli Stati Uniti. L’occasione principale dell’importante trasferta sarà un discorso alle Nazioni Unite, dove già parlarono i suoi predecessori Paolo VI e Giovanni Paolo II.
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