Il Papa va all’attacco sui Dico: «Una lobby contro la famiglia»

Ufficialmente era l’incontro con i nunzi latino-americani. Doveva essere, e probabilmente lo è stato, l’atto preparatorio per il viaggio intercontinentale che il Pontefice compirà a maggio. In realtà, Benedetto XVI, senza fare riferimenti espliciti a fatti (Pacs o Dico che dir si voglia) o a soggetti politici (diretti o trasversali), ha incentrato il suo discorso sulla famiglia e sui rischi e le insidie che corre. Parole indirizzate a quelle «lobbies» che, a suo dire, sono «capaci di incidere negativamente sui processi legislativi» e per questo «un’attenzione prioritaria merita proprio la famiglia che mostra segni di cedimento».
E subito dopo ha aggiunto: «Solo sulla roccia dell’amore coniugale, fedele e stabile, tra un uomo e una donna, si può edificare una comunità degna dell’essere umano». E su quei due aggettivi - stabile e fedele - si gioca una partita importante perché il papa è tornato anche sui valori di un matrimonio che non ammetta deroghe, né errori di percorso, facendo riferimento a «divorzi e unioni libere» in aumento e all’«adulterio guardato con ingiustificabile tolleranza». Poi ha concluso con un accenno alla preservazione della famiglia, considerata una delle sfide più stringenti che attendono la Chiesa.
Le parole di Ratzinger hanno innescato una serie di reazioni trasversali. Il premier Romano Prodi ha puntualizzato che il provvedimento sui Dico «non scardina la famiglia. Non c’è una sola virgola che la metta a rischio. Ho scelto con coerenza». Ben più aggressivo il capogruppo alla Camera della Rosa nel pugno, Roberto Villetti, che avverte il pericolo di una «caccia alle streghe» innescato dal discorso di Benedetto: «Con tutto il rispetto che si deve, addebitare le crisi della famiglia a pressioni e minacce di lobby, formate da gruppi gay, deriva da una lettura superficiale e sbagliata dei cambiamenti in corso nelle società moderne. C’è un mutamento di costumi e stili di vita davanti al quale neppure il Papa può chiudere gli occhi».
Ben diversa eco da altri partiti di governo. L’Udeur, che promette voto contrario ai Dico, per bocca del vicesegretario Antonio Satta, commenta: «Ci sono disegni per riconoscere legalmente unioni che non rientrano nel matrimonio. Troppi laicisti vorrebbero tappare la bocca al Pontefice e ridurre la Chiesa al silenzio come avvenne nell’Europa comunista. La Chiesa ha invece il pieno diritto di parlare». E Nello Formisano (Italia dei valori) aggiunge: «È incredibile come ci siano persone che si mettono insieme per lavorare contro la famiglia».
Maurizio Gasparri (An) invita a stoppare la proposta di legge: «I Dico vanno affossati perché la famiglia è un valore primario da tutelare» e Riccardo Pedrizzi, responsabile per la famiglia di An, rincara la dose: «Il Santo Padre chiama le cose col loro nome e la verità fa male. Potenti lobby trovano sponda e complicità nel cattolicesimo democratico e “adulto” subalterno alla cultura laicista, relativista della sinistra». Luca Volontè (Udc) se la prende con «interessi particolari e privilegi lobbistici» e denuncia «una campagna di incivilizzazione e imbarbarimento» colpa anche di «modelli televisivi che sono un inno a infedeltà coniugale e libertinismo».