Il Papa vara le «primarie» per il dopo Ruini

A ottobre «Don Camillo» lascerà, dopo 15 anni, il vertice della Conferenza episcopale

Andrea Tornielli

da Roma

La Santa sede ha promosso un sondaggio tra i vescovi italiani per preparare la successione del cardinale Camillo Ruini, presidente della Cei, che compie 75 anni il 19 febbraio e conclude, pochi giorni dopo, il suo terzo quinquennio alla guida dell’episcopato. È un’iniziativa assolutamente inedita quella che nei giorni scorsi è stata messa in moto da parte del nunzio apostolico in Italia, Paolo Romeo. Il prelato ha preso carta e penna e ha indirizzato una missiva ai vescovi residenziali, chiedendo loro, per volontà del Papa, l’indicazione di un nome per la presidenza della Cei. Una sorta di «primarie» per il dopo Ruini. Consultazioni riservate di questo tipo sono del tutto usuali per le nomine dei vescovi, ma non lo sono affatto per la designazione di colui che siede al vertice della conferenza episcopale. Mentre in tutti gli altri Paesi del mondo, infatti, il presidente viene regolarmente eletto dall’assemblea dei vescovi, in Italia, dato lo speciale legame con il Papa che di fatto vi risiede e ne è il primate, la nomina è sempre stata lasciata alla sua decisione. E prima di prenderla, i Papi del passato hanno solitamente consultato i cardinali residenziali italiani, non i vescovi.
Dopo l’elezione di Benedetto XVI c’erano stati esponenti dell’intellighenzia cattolica che avevano auspicato l’applicazione anche al nostro episcopato delle regole utilizzate altrove, in nome della collegialità. La lettera della nunziatura, in arrivo ai titolari delle diocesi, sta a indicare che il Papa si riserverà comunque la nomina, ma intende procedere dopo avere sentito il parere dei vescovi. Sta anche a indicare che il cardinale Ruini, fedelissimo collaboratore di Giovanni Paolo II e poi di Papa Ratzinger, sotto la cui presidenza sono avvenuti cambiamenti epocali nella politica italiana come la fine del partito cattolico, non sarà prorogato a lungo nell’incarico. Il porporato emiliano non è certamente attaccato alla poltrona e non è escluso che preferisse lasciare il testimone al suo successore prima dell’importante convegno della Chiesa italiana che si celebrerà il prossimo ottobre a Verona. Benedetto XVI, invece, gli avrebbe chiesto di rimanere almeno fino a quella data.
Divenuto prete a 23 anni, insegnante di filosofia e teologia, è stato nominato vescovo nel 1983 e ha preparato il convegno di Loreto dell’85, che segna in qualche modo il prevalere della linea wojtyliana, quella della presenza dei cattolici nella vita sociale e politica. L’anno successivo è promosso segretario della Cei, allora guidata dal cardinale vicario Ugo Poletti. Nel 1991 viene nominato al posto di Poletti, sia come vice del Papa per la diocesi di Roma, sia come presidente dei vescovi. Wojtyla l’ha riconfermato nel 1996 e poi nuovamente nel 2001.
Chi sarà il suo successore? Impossibile saperlo, così come è impossibile ipotizzare quale sarà l’esito della consultazione in corso. Negli ultimi mesi, gli osservatori avevano ipotizzato tre possibili nomi, tutti già cardinali: quello del patriarca di Venezia Angelo Scola, quello dell’arcivescovo di Genova Tarcisio Bertone, quello dell’arcivescovo di Firenze Ennio Antonelli (già vice di Ruini come segretario della Cei dal 1995 al 2001). A questi c’è chi aggiunge anche il nome dell’arcivescovo di Bologna Carlo Caffarra, che dovrebbe ricevere la porpora nel prossimo concistoro. Fin dall’inizio della sua storia, nel 1952, la conferenza episcopale italiana è stata guidata da un cardinale residenziale. In questo novero solitamente non entra il nome dell’arcivescovo di Milano, Dionigi Tettamanzi (anche lui vice di Ruini dal 1991 al 1995), soltanto perché l’estensione della diocesi ambrosiana, la più grande d’Europa, rende piuttosto difficile che il suo titolare possa dedicarsi anche ad altro. Anche se proprio un cardinale di Milano, il beato Ildefonso Schuster, dal 1952 al 1953, fu il primo presidente dei vescovi.