Papa: "La vita è sacrificio, anch’io l’ho provato"

Durante la solenne liturgia delle Palme, il pontefice si è abbandonato
con i fedeli a un ricordo personale: "I momenti in cui ho detto sì a
una privazione sono stati quelli grandi e importanti della mia
esistenza"

Proprio i momenti in cui «ho detto sì a una rinuncia» sono stati quelli «grandi e importanti della mia vita». Benedetto XVI sta celebrando la solenne liturgia delle Palme, che inizia i riti della settimana santa, e nell’omelia, spiegando che «non esiste una vita riuscita senza sacrificio», si abbandona a un ricordo personale. E spiega che, proprio in base alla sua esperienza, sono state certe rinunce a segnare svolte grandi della sua vita.

Splende il sole e piazza San Pietro è gremita di fedeli, molti dei quali giovani, venuti per celebrare la Gmg e il passaggio della croce dalle mani dei ragazzi australiani a quelle dei ragazzi spagnoli: la prossima Giornata mondiale della gioventù si svolgerà infatti a Madrid, nel 2011. Ratzinger commenta le parole del Nazareno: «Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna», per spiegare che «chi vuole avere la sua vita per sé, vivere solo per se stesso, stringere tutto a sé e sfruttarne tutte le possibilità – proprio costui perde la vita. Essa diventa noiosa e vuota».

«L’amore – spiega ancora il Papa – significa lasciare se stessi, donarsi, non voler possedere se stessi, ma diventare liberi da sé, ma guardare avanti, verso l’altro – verso Dio e verso gli uomini che egli mi manda». Una realtà da mettere in pratica ogni giorno, per «osare il grande “sì”, che il Signore ci chiede in un certo momento della nostra vita» e riconquistarlo «quotidianamente nelle situazioni di tutti i giorni in cui, sempre di nuovo, dobbiamo metterci a disposizione». Infatti, aggiunge Ratzinger, «chi promette una vita senza questo sempre nuovo dono di sé, inganna la gente. Non esiste una vita riuscita senza sacrificio». Poi il ricordo personale: «Se getto uno sguardo retrospettivo sulla mia vita personale, devo dire che proprio i momenti in cui ho detto “sì” ad una rinuncia sono stati i momenti grandi ed importanti della mia vita». Benedetto XVI non elenca quei momenti. Ma non è difficile rintracciarne alcuni nella sua biografia. La decisione di farsi sacerdote, e, ancora di più, la rinuncia alla tanto amata vita accademica per accogliere la volontà di Paolo VI che lo destinava arcivescovo di Monaco. Poi il distacco dalla diocesi che lo ha portato a cambiare ancora una volta vita, diventando il braccio destro di Giovanni Paolo II alla guida del dicastero più importante della Curia romana, la congregazione per la dottrina della fede. E infine, a 78 anni, nell’aprile del 2005, la rinuncia alla possibilità tanto attesa di potersi finalmente ritirare per riprendere a tempo pieno gli studi teologici, e quel «sì» pronunciato al momento dell’accettazione del pontificato.

Significative sono state poi le parole pronunciate all’Angelus. Il Papa ha rivolto un appello all'Unione europea e agli Stati africani perché impediscano nuove stragi di immigrati in mare: «Non possiamo rassegnarci a tali tragedie, che purtroppo si ripetono da tempo». Ratzinger ha aggiunto: «Le dimensioni del fenomeno rendono sempre più urgenti strategie coordinate tra Unione Europea e Stati africani, come pure l’adozione di adeguate misure di carattere umanitario, per impedire che questi migranti ricorrano a trafficanti senza scrupoli». La soluzione al problema, ha concluso, si troverà solo quando i popoli africani «con l'aiuto della comunità internazionale, potranno affrancarsi dalla miseria e dalle guerre». Infine il Papa ha chiesto che gli Stati che ancora non lo hanno fatto, sottoscrivano gli accordi internazionali contro le mine antiuomo e contro le bombe a grappolo.