Papa: "Voglio partecipare al voto alla Camera" Tedesco, nel Pd è caccia aperta ai dissidenti

Presentata una richiesta al gip: secondo alcuni costituzionalisti il parlamentare mantiene il diritto di presentare proposte di legge. Incarcere Papa ha portato la Bibbia e <em>Le affinità elettive</em> di Goethe. <strong><a href="/interni/onorevoli_in_cella_i_guai_dellopposizione/22-07-2011/articolo-id=536193-page=0-comments=1" target="_blank">Pd spaccato dal voto su Tedesco</a></strong>: è caccia aperta ai dissidenti

Napoli - Prima di varcare due notti fa la soglia del carcere di Poggioreale, l’onorevole Alfonso Papa ha depositato una richiesta indirizzata al gip per poter partecipare alle votazioni che si terranno alla Camera dei deputati. È la prima volta in Italia che ci si trova dinanzi a una simile situazione, un paradosso giuridico, che gli stessi costituzionalisti definiscono abbastanza complesso. A quanto sembra, infatti, Papa mantiene il diritto a percepire l’indennità parlamentare e a presentare proposte di legge e atti di sindacato ispettivo (interrogazioni, interpellanze e mozioni). Non può, invece, uscire dal carcere per recarsi a votare a Montecitorio senza un’apposita autorizzazione del giudice: per la decadenza dalla carica di deputato è necessaria una sentenza di interdizione dai pubblici uffici.
Nel suo ufficio alla Camera, Papa, prima della votazione di mercoledì, aveva portato un trolley contenente indumenti, dentifricio, spazzolino, shampoo e una saponetta. E, poi, la Bibbia e «Le affinità elettive» di Goethe. Alle dieci di sera avrebbe aggiunto al suo bagaglio anche un altro «libro»: l’ordinanza di custodia cautelare consegnatagli dalla Guardia di finanza, emessa dal gip del Tribunale di Napoli.
La prima notte in carcere è trascorsa nel dormiveglia per il parlamentare del Pdl, assillato da mille pensieri e preoccupazioni. Ciononostante non ha tradito le sue abitudini: l’ex pm, da cattolico praticante, ieri mattina, subito dopo la sveglia, si è confessato con il cappellano del carcere. Poi ha fatto la Comunione e dopo, ancora ha recitato le preghiere, per la moglie Tiziana Rodà ed i suoi due figli di 9 e 12 anni.
Ieri l’avvocato D’Alise ha incontrato il detenuto per 3 ore (il tempo consentito agli avvocati) nella saletta delle visite, per studiare la strategia difensiva da tenere domani nel corso dell’interrogatorio di garanzia con il gip. Tuta e mocassini ai piedi, il parlamentare del centrodestra «ha espresso parole di ringraziamento a favore del Premier» e «si è detto grato nei confronti del capo del Governo per l’impegno da lui profuso anche se non è servito ad evitargli il carcere» ha rivelato il legale.
D’Alise ha trascorso con Papa l’ultima giornata di libertà del parlamentare del Pdl. Lo ha seguito fin dal mattino all’arrivo alla Camera e, successivamente, dal palco riservato agli ospiti ha assistito alla votazione che poi ha spalancato all’ex magistrato le porte del carcere. Fino all’ultimo, quando l’ex pm ha varcato il portone della casa circondariale di Poggioreale, Padiglione Firenze, cella singola.
L’avvocato Tiziana Dorà, invece, moglie di Papa ha atteso il verdetto nella bella casa di via Rodinò, nell’elegante quartiere di Chiaia a Napoli. «Sono state scritte tante menzogne, persino le più banali, che mi trovavo alla Camera quando si è votata l’autorizzazione all’arresto di mio marito. Invece l’ho saputo dal telegiornale che Alfonso doveva andare in carcere». Lo ha sentito l’ultima volta mentre Papa era in viaggio da Roma a Napoli a bordo di un’auto della Guardia di Finanza: «Un bacio ai bambini, state tutti tranquilli. Andrà tutto bene». Dopo mezz’ora il pesante cancello bianco di acciaio si è chiuso alle spalle del parlamentare.
Dal carcere è trapelato che l’ex pm sia inquieto per diversi motivi. Per i figli, innanzitutto, ancora troppo piccoli per sopportare tanto clamore scatenatosi a causa della vicenda giudiziaria che lo ha colpito. Ma, anche, per la prospettiva di trascorrere eventualmente l’estate in cella e, in un carcere difficile come quello di Poggioreale. La sua difesa starebbe valutando se chiedere alla Procura il trasferimento dell’indagato in un carcere più moderno e funzionale quale potrebbe essere quello di Secondigliano. Ciò potrebbe permettere di contemperare le esigenze dell’inchiesta con quella di evitare il contatto di Papa con una popolazione carceraria composta in massima parte da camorristi e pregiudicati.
Nella inedita veste di indagato, Papa ha studiato nei primi due giorni di permanenza in cella, l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice delle indagini preliminari. «Ci stiamo preparando all’interrogatorio di sabato. Serenamente. Lui è un magistrato e sa come ci si comporta. Risponderemo alle domande del gip, servirà per fare chiarezza», spiega l’avvocato D’Alise.