A Papademos il compito di tenere Atene in Eurolandia

Finisce dunque nelle mani di Lucas Papademos, ex numero due della Banca centrale europea e tecnocrate riconosciuto, la patata bollente di dare un futuro alla Grecia all’interno della zona euro. È infatti pesante l’eredità lasciata a Papademos, sul nome del quale hanno deciso di scommettere Pasok e Nuova Democrazia, da George Papandreou. Nelle prossime ore il «nome nuovo» di Atene riceverà dal presidente ellenico Carolos Papoulias l’incarico di formare il nuovo governo. I mercati, comunque, attendono di vedere chi sarà scelto da Papademos per la guida del ministero delle Finanze, il dicastero più esposto nei confronti dei colleghi dell’Eurozona. Di positivo c’è il fatto che maggioranza e opposizione si sono impegnati a sostenere l’esecutivo a termine che Papademos presenterà davanti al Parlamento unicamerale greco, dando così un forte segnale di responsabilità.
Principale obiettivo dell’economista, che ha anche guidato la Banca centrale greca, implementare l’accordo del 26 ottobre tra Atene e Bruxelles che garantisce gli aiuti europei e dell’Fmi in cambio dell’applicazione di severe misure di austerità che allontanino lo spettro della bancarotta dalla Grecia. L’accordo di «Grosse Koalition» tra Pasok e Nuova Democrazia prevede, infatti, che i greci tornino alle urne il prossimo 19 febbraio.
Schivo e assolutamante incline ad avere puntati i riflettori addosso, il sessantaquattrenne premier in pectore greco è stato scelto soprattutto per la sua autorevolezza ed elevata considerazione nel proprio Paese, nonché per il fatto di non essere legato ad alcun partito, anche se ha ricoperto il ruolo di consigliere economico dell’ormai ex premier Papandreou.
In una delle rare interviste concesse, Papademos ha avvertito del «pericolo» insito nel costringere le banche ad accettare la riduzione di un terzo del debito greco detenuto e, di conseguenza, «pesanti perdite».
Lasciata Francoforte, il banchiere aveva accettato un posto di docente ad Harvard. Forse, pensava di essere al riparo dal caos della politica. E invece si trova ora a dover gestire la sfida della vita.