Paperone Kalac vuol fermare gli azzurri

nostro inviato a Duisburg

Si chiama Gerico, di nome. E guardandolo dal basso in alto, trovandolo così lungo, due metri e due centimetri, l’accostamento biblico appare inevitabile. Scalare le mura di Gerico Kalac è la prossima fatica del calcio italiano e dei tanti azzurri che con Gerico Kalac, a Milanello, hanno vissuto un anno, porta a porta, panchina a panchina in particolare. Già perché il perticone australiano promosso di recente titolare dell’Australia da Guus Hiddink, e autore di una papera rovinosa contro la Croazia, ha alle spalle una carriera onorevole e qualche episodio non proprio esaltante. Al Milan ne presero nota in coppa Uefa incrociandolo con il Roda, squadra olandese. Appena arrivò in Italia, furono dolori per Pippo Inzaghi. I due si scontrarono infatti a Perugia e per Pippo fu il secondo grave infortunio della carriera (il primo glielo procurò Lupatelli, col Chievo, a San Siro). Novantacinque chili sono una bella stazza, gli consentono di coprire meglio la porta e anche di opporsi spesso alle punture degli attaccanti opponendo la propria gigantesca sagoma. Anche se le perfomance non sempre risultano esaltanti. Specie se il ricordo dei milanisti riporta le lancette alla sera della coppa Italia e alla secca sconfitta contro il Palermo di Papadopulo, in febbraio: 3 a 0, eliminazione in campo e una sbandata collettiva dell’intera difesa, nell’occasione rinforzata dalla presenza di Cafu mediano e di Nesta centrale.
Quella volta Kalac non raccolse molti consensi. Per uno scherzo del destino, a Palermo, in campionato, tornò da titolare a causa dell’infortunio patito da Dida (all’Allianz Arena di Monaco contro il Bayern) e la resa fu diversa, molto diversa. «Difficile fare peggio» fu l’acida chiosa raccolta nei vialetti di Milanello. La sua esperienza rossonera si concluse in quei giorni. «Sono una persona semplice» riferì Gerico appena arrivò a Milano per prendere il posto come vice Dida che era di Abbiati, trasferito a Torino a rimpiazzare Buffon, infortunatosi nel trofeo Berlusconi. Oltre che semplice è anche un grande appassionato di cavalli e alle scommesse del settore dedica gran parte delle attenzioni extra-professionali. A Gallarate, dove risiede, lo conoscono tutti: appena lo vedono arrivare in agenzia, sanno già che cosa chiede, notizie della tris. È improbabile che possa restare da quelle parti, dopo l’estate e il mondiale. I progetti del Milan, nel ruolo, sono molto impegnativi e riferiscono di un cambio, clamoroso e totale, dell’attuale compagnia di giro. Dida è in scadenza di contratto la prossima estate, ha contatti con il calcio inglese, Abbiati vuole andare a giocare (Roma possibile destinazione), Kalac è sul mercato, già arrivato, da Ascoli, Coppola, quello col santino attaccato al palo della porta, destinato a diventare il secondo, di Dida o di un altro numero uno, che può essere solo e soltanto Buffon. Il terzo è Fiori, riconfermato nel delicato ruolo. Perciò forse, lunedì pomeriggio a Kaiserslautern, scalare le mura di Gerico Kalac, per i milanisti di Lippi, diventerà un po’ più complicato.