Papi - Izzo: "Io sposerò il mostro I veri cattivi sono i nostri nemici"

Per alcuni lui è solo l'assassino e il carcere non può cambiarlo. Anzi vogliono che lui peggiori

di Donatella Papi

Ho letto sul Giornale del 22 novembre un articolo sulle motivazioni per cui voglio sposare Angelo Izzo. L’articolista scrive che la nostra scelta di sposarci potrebbe dipendere da scherzi inquietanti dovuti alla mia solitudine, da ricerca di notorietà e interesse, da un mio atteggiamento da crocerossina tipico della donna che vuole farsi amare dal «mostro». Questa sarei io. Lui l’assassino e basta. Nulla di tutto ciò è vero, almeno per noi. Vogliamo sposarci per amore. Abnorme questo? Abnorme è la distanza tra noi e la gente che insulta, minaccia, lancia epiteti maledetti. Questa gente non vede più il bene. Prima di tutto il bene che è dentro di me e poi il bene che c’è in Angelo, come in ognuno di noi. Se dessimo retta a costoro, veri cattivi, Angelo Izzo non avrebbe scampo, non solo sta in carcere e lì resta, ma il suo carcere non dovrebbe servire a nulla perché non può né cambiare né amare. È costretto a essere quello che certi che lo attaccano con inaudita violenza pensano sia, e lui alza le spalle, ride.

Questo mi preoccupa fino ad avere già sollevato una questione di sua sicurezza e mi ha fatto pensare a far riaprire i processi. C’è qualcuno che vuole da anni che Angelo Izzo sia il «mostro», che non migliori, anzi peggiori. Che poi che vuol dire «mostro»? Lo chiederei a un bambino che direbbe che non esiste, ma sono figure che stanno in quella parte di noi che dobbiamo portare sempre dal buio alla luce, altrimenti può accadere di fare, o «credere di fare», oppure «lasciar fare», anche sotto l’effetto o dietro l’effetto di qualcuno o qualcosa, quegli atti poi definiti «folli» di cui sono piene le pagine della cronaca. Omicidi compiuti da chi? Dal recente agghiacciante caso della mamma che ha ucciso il figlioletto di tre anni a coltellate e poi lo ha cullato per ore e glielo hanno lasciato fare, pensate, al caso di Meredith, alla morte terribile e ingiusta di Ciccio e Tore di cui mi sono occupata indicando il luogo dove erano caduti i bambini. Chi ha ucciso veramente? Cominciamo a chiedercelo e soprattutto ad evitarlo! Si può, come dico da tempo, con un metodo. Ne posso parlare pubblicamente? Vi dico allora chi sono io, cominciamo da qui.

Da qualche anno vivo interamente tra i poveri e i cosiddetti derelitti, non quelli in carcere isolati ma quelli liberi senza nessuno che li aiuti, uomini e donne anche con storie di violenza oltre ogni limite o sul limite di commetterne. Io e Angelo abbiamo già deciso di fare una fondazione che si occuperà di costoro. Lui si fida di me, io so cosa fare. Vado senza scorta e senza paura anche la notte nei campi degli zingari, entro ed esco da zone di periferie violentissime, sto tra la cattiva gente, ma ci vado con modalità particolari. E questo ha migliorato me stessa prima di tutto, poiché certo non sono santa, ma una persona arrivata a un punto della vita in cui ha voluto vedere «l’altra faccia della luna», quella del buio pesto dove ci sono solitudine vera e abbandono. Non la mia solitudine, come scrive l’articolista, ma quella descritta dai Pink Floyd. L’amore e questa speciale qualità «cerebrale» che mi porto dietro come bagaglio dalla nascita, così sofferta che mia madre disse «no Maria, Donata donata da Dio», mi hanno fatto vincere personalità difficili. Ho ottenuto risultati che oso definire prodigiosi, verificabili, al punto che qualcuno quando mi incontra china il capo o mi saluta dicendo: «madre».

Eppure io non sono una suora e in questo viaggio nella mente umana non ci sono andata con i simboli della fede, ma con la sostanza del credo umanitario e cioè una cosa semplice e unica: il sorriso. Bisognerebbe andare nei posti dove sono stata per vedere che ho anche fatto qualche guarigione particolare, negli ospedali dove ci sono ragazzini in coma, ho salvato un uomo con una gamba che pareva spacciata dalla cancrena. Ho studiato alcune forme di dialogo col mondo delle difficoltà e delle personalità complesse, sviluppando un approccio diverso. Vorrei dire quale. Mi sono fatta paladina dei diritti di costoro. Non accetto la rabbia e la violenza.

Invece persino un mostro non è mai un mostro, proprio come nelle favole. Io, solo, io e perché? Perché sono nata in un punto speciale dell’universo, e spiegherò come sono giunta a questa verità, diciamo che sento la direzione delle cose, del tempo, come ho raccontato in tanti blog. A chi non crede replico di mettermi alla prova, anche davanti a una platea mondiale di esperti, prima del 2012 così rassereniamo gli animi. Per parlare invece di Amore, a cominciare dal mio per la persona che ho sentito più ingiustamente colpita, Gesù. E dopo di lui tutti gli esclusi fino ad Angelo Izzo. Al quale ho dedicato una canzone. Il mio canto libero.