Dal papiro di Toth ai testi di Scientology

La storia della nostra civiltà è percorsa da libri misteriosi andati perduti, rimasti indecifrabili o tenuti nascosti per via dei pericolosi segreti e delle straordinarie rivelazioni in essi contenute. Testi misteriosi circondati da un alone leggendario e sulle cui tracce si muovono da secoli legioni di studiosi, archeologi, scienziati, esoteristi, uomini in cerca di ricchezze e di potere e «Uomini in nero» che vogliono tenerli nascosti. Fra questi il misterioso libro di Abramo l’Ebreo, ritrovato dal copista Nicolas Flamel nel 1357 e poi andato perduto, del quale si dice celasse la formula per fabbricare l’oro e che soltanto un ebreo particolarmente versato nella Cabala è in grado di decifrare. Poi il cosiddetto «Libro di Toth», un papiro antichissimo che racchiudeva segreti capaci di conferire poteri straordinari (addirittura, secondo alcuni, il patrimonio di conoscenze tecniche e scientifiche che una civiltà precedente a quella egizia, forse di origini extraterrestri, affidò al popolo delle Piramidi); poi le «Stanze di Dzyan», a cui la teosofa Madame Blavatsky, su ispirazione di antichissimo manoscritto tibetano, a fine ’800 affidò la sua dottrina segreta. E ancora: la «Steganographia» dell’abate Tritemio, un testo cinquecentesco cercato e bruciato dalla Chiesa, che avrebbe contenuto il segreto per comunicare a distanza senza l’ausilio di lettere o di messaggeri tramite l’uso di linguaggi magici. Oppure i manoscritti all’origine della «Golden Dawn», il libro del marchese Saint-Yves d’Alveydre sul Re del Mondo e il Regno di Agartha, i quaderni di magia nera del Principe della Rosa Croce, Stanislas de Guaita, fino - ed è “storia” dei nostri giorni - al mitico «Excalibur», il libro di L. Ron Hubbard (1911-1986), il controverso fondatore di Scientology, che condurrebbe alla pazzia i suoi lettori...