Pappalardi: per i funerali non voglio aiuti dal Comune

«Sarebbe inopportuno», fa sapere dal carcere. Sarà riascoltato il baby testimone che lo accusa

da Bari

Il più grande, Ciccio, è precipitato rovinosamente, si è fratturato bacino e gamba sinistra, è morto dissanguato nel giro di poche ore; l’altro Tore, si è calato nel pozzo con cautela per tentare di aiutarlo, ha riportato una microfrattura a un piede, è rimasto praticamente illeso ed è morto di freddo e fame dopo una lunga agonia. È questo il tragico verdetto dell’esame della Tac eseguito nel Policlinico di Bari sui corpi di Francesco e Salvatore Pappalardi, i fratellini di 13 e 11 anni, sepolti vivi in una prigione di buio e paura sul fondo di una cisterna sotto «la casa delle cento stanze», il labirinto di baracche abbandonate nel centro del paese. I risultati dei primi accertamenti sembrano confermare l’ipotesi di un tragico incidente e sono stati inseriti, insieme alla richiesta di una perizia fonica sulle intercettazioni, nell’istanza di scarcerazione presentata dall’avvocato del padre, Angela Aliani. La decisione del gip è attesa entro domani, la procura sembra comunque orientata a dare parere negativo.
Adesso il quadro investigativo è destinato a cambiare. La polizia attende l’esito dell’autopsia, ma già a breve potrebbero scattare nuovi interrogatori. A cominciare da quello del supertestimone, un ragazzino di 14 anni che nel corso delle indagini riferì di aver visto i fratellini con il padre la sera della scomparsa, dichiarazioni che sono divenute l’elemento chiave dell’inchiesta: proprio per questa ragione la procura sta valutando se chiedere un incidente probatorio per blindare le sue dichiarazioni prima di un eventuale dibattimento. Ma non solo, perché potrebbero essere nuovamente presi in esame altri racconti, comprese le segnalazioni giunte subito dopo la scomparsa.
Intanto il padre, Filippo Pappalardi, rinchiuso nel carcere di Velletri con l’accusa di aver ucciso i figli e aver fatto sparire i corpi, respinge l’offerta del Comune, che aveva espresso la disponibilità a sostenere le spese per i funerali. «La famiglia lo ritiene inopportuno», dice il suo avvocato. «Rispetto la sua scelta», dichiara il sindaco, Rino Vendola, che ha disposto il lutto cittadino per il giorno delle esequie. A Gravina vanno avanti i sopralluoghi della polizia scientifica nel pozzo degli orrori, dove tra l’altro è stato trovato un pennarello con il quale i ragazzini avrebbero potuto scrivere il nome dell’eventuale assassino. Gli agenti sono entrati nella casa e hanno usato il luminol per rilevare possibili tracce di sangue. Di certo, quando sono caduti i bimbi erano vivi e uno di loro avrebbe anche tentato di uscire, come rivelano i segni delle unghie sulle pareti. Una ricostruzione che rende traballante il quadro investigativo e che contrasta con gli accertamenti anche il racconto della psicologa del consultorio familiare di Gravina, Annarosa Melillo: «I fratellini – dichiara – avevano un buon rapporto con il papà. Erano ragazzini sprezzanti del pericolo. Camminavano sui cornicioni di casa – dice – erano bambini che giocavano in modo pericoloso, che osavano come tanti altri bambini».