Pappano, che Guglielmo Tell

«Io reputo il Guillaume Tell la nostra Divina Commedia». Il giudizio è di un signore con le carte in regola, Vincenzo Bellini. La sontuosa edizione dell’epopea rossiniana si regge sulla prova di John Osborn (Arnold), artista che misura le forze a disposizione e raccoglie il coraggio (ce ne vuole tanto) nel punto in cui tutti l’aspettavano (il fatidico Asile héréditaire). Il gran condottiero Antonio Pappano e le masse ceciliane sono pienamente all’altezza del compito. Non è un complimento di rito, perché, con il Guglielmo Tell la musica di Rossini, arrivata ad una vetta massima, non vuole né rinnovare né rinnegare. Tocca un punto di pienezza totale e passa torrenziale come un fiume sugli avvenimenti storici, unendo al misterioso sentimento della natura la grandezza delle passioni umane.