Pappano: «Dopo Mozart stupirò l’Italia con il mio Ciaikovskij»

Il direttore italoamericano, tra i più contesi del momento, guida l’orchestra del Covent Garden e la Santa Cecilia e sabato chiude il Tuscan Sun Festival di Cortona

Pietro Acquafredda

da Cortona

Cortona ha un festival, il Tuscan Sun Festival, che è una parata di star della musica; e un patron come Robert Wissman, appena insignito della cittadinanza onoraria di Cortona, osannato come benefattore e mecenate, che innanzitutto è un agente che cura i propri interessi facendo sfilare a Cortona i più noti musicisti che rappresenta, compreso Antonio Pappano, direttore d'orchestra italoamericano fra i più contesi del momento, sul podio della sua orchestra londinese del Covent Garden; atteso sabato al Teatro Signorelli, per la serata conclusiva del festival. In programma Mozart (Concerto n.5 per violino e orchestra, K 219, solista Nikolaj Znaider; Sinfonia n.35, K385, Haffner), Wagner(Idillio di Sigfrido) e Concert Romanesc di Gyorgy Ligeti, da poco scomparso.
Conviene che Cortona è più parata di star che festival?
«Festival o non festival, adoro essere a Cortona; ed ogni anno mi rendo conto che il pubblico cresce mentre intatta resta l' atmosfera intima e raccolta. E per la mia orchestra londinese, che lavora solitamente nell'opera, la divagazione sinfonica cortonese rappresenta un'esperienza molto stimolante».
Pochi giorni fa, a Cortona, il baritono Hvorostovsky ha accusato la Scala di distrazione nei suoi confronti nonostante la sua fama e così anche la Netrebko. Si può fare carriera nel mondo dell'opera, senza la Scala?
«Alla Scala ci sono andato anni fa, una sola volta, per un concerto sinfonico e mai più. Ci tornerò, a fine ottobre, in tournée con la mia orchestra di Santa Cecilia, e con René Fleming».
Restando alla Scala. Barenboim può rappresentare la soluzione definitiva per il futuro del teatro milanese?
«È presto per dirlo, intanto è la soluzione per il futuro prossimo. Bisogna vedere se si stabilisce un'intesa importante come quella appena avviata fra il teatro milanese e la Staatsoper Under den Linden, di cui Barenboim è direttore artistico e Peter Mussbach sovrintendente. Un accordo importante. Barenboim ha grande charme e può riuscire a coinvolgere anche l'orchestra in questo straordinario e ricco progetto di collaborazione.
Il clamore suscitato dalla notizia che un'orchestra parigina smetterà definitivamente il tradizionale frac - e lei l'ha fatto da tempo, senza nessun clamore - non la induce a riflettere sui cambiamenti radicali di cui avrebbe bisogno il mondo della musica?
«Penso soprattutto ad ogni mezzo utile ad avvicinare le nuove generazioni alla musica, e penso anche che un direttore, prima di insediarsi sul podio, debba rivolgere un breve saluto al pubblico e prepararlo al concerto, con linguaggio comprensibile ed appropriato. A Roma, dove ho cominciato a farlo in occasione di programmi particolarmente difficili o nuovi, è stato particolarmente gradito.
Nel 2008 l'Orchestra dell'Accademia di Santa Cecilia raggiungerà il bel traguardo dei primi cento anni di vita. Come li festeggerà?
«Farò lo stesso programma di esordio dell'orchestra, quello del concerto del 18 gennaio 1908, diretto da Giuseppe Martucci: Rossini, Beethoven, Mozart, Wagner. Riprenderemo le tournée, già dalla prossima stagione: Germania, Austria (Vienna compresa, al Musikverein, dove Santa Cecilia suonerà per la prima volta) e Giappone. Ma prima, ad ottobre, inaugurerò la stagione 2006 - 2007 con La damnation de Faust di Hector Berlioz; e chiuderò con un concerto la Festa del Cinema.
E a Londra cosa bolle in pentola?
«Stiamo già pensando al 2012, quando Londra ospiterà le Olimpiadi».
Da qualche settimana ha terminato le sue prime registrazioni sinfoniche italiane, con l'Orchestra di Santa Cecilia, interamente dedicate a Ciaikovskij. A quando l'uscita sul mercato?
«Ad ottobre il primo assaggio - con Ouverture 1812 ed altri brani di ridotte dimensioni - poi in primavera il piatto forte: le tre ultime Sinfonie, Quarta, Quinta e Sesta Patetica). Sarà una sorpresa il nostro Ciaikovskij italiano».