Con Pappano « Requiem» da applausi

Pietro Acquafredda

da Roma

Sacro o Profano? Anche Giuseppe Verdi fu costretto a porsi una simile domanda, al momento di lanciare l’iniziativa di una Messa da Requiem in onore di Gioachino Rossini, opera collettiva che non vide la luce, confluita poi nella Messa da Requiem per Alessandro Manzoni, da lui firmata dalla prima all’ultima nota. Sacro o Profano? Il Requiem è sacro; il Requiem di Mozart (massone) è profano; l’organo: sacro, il pianoforte: profano; l’orchestra: profano, l’orchestra (in Austria e Germania): sacro; voce di donna: profano; voce di uomo, di ragazzo e di evirato: sacro. E potremmo continuare. Sul punto di terminare quella sua Messa da Requiem, il musicista scriveva all’editore Ricordi, invitandolo a cercare un mediatore capace di convincere il Papa a far cantare le donne in chiesa, habitat naturale di quel suo capolavoro.
Passano gli anni e anche la Chiesa cambia idea: la Messa da Requiem di Mozart accompagnò una celebrazione liturgica nella cattedrale di Vienna, nel secondo centenario della morte del musicista, e l’altra sua Messa per l’incoronazione con orchestra e voci femminili, nell’esecuzione di Karajan in San Pietro, rese più solenne un pontificale di Giovanni Paolo II. Al momento di ascoltare la Messa da Requiem di Verdi, diretta da Antonio Pappano, il dilemma si è sciolto; l’opera coinvolge senza scampo; Pappano, e noi con lui, compie un viaggio dentro noi stessi, alla ricerca della spiritualità più genuina; una meditazione sul senso della vita, sulla morte e sulla vita dopo di essa. Pappano, che con Verdi ha concluso il trittico sinfonico corale sul tema vita-morte (un Requiem di Brahms, War Requiem di Britten, Requiem di Verdi) giocava in casa; lui conosce forse più di ogni altro direttore il melodramma quando porta in scena la fede. Tra la sibilata invocazione iniziale (Requiem aeternam) e quella finale (Libera me), tocca tutte le corde espressive, guida i cantanti con mano sicura, è al loro fianco nei momenti difficili, controlla orchestra e coro; alla fine parte un’ovazione da stadio per tutti, orchestra , coro (direttore Gabbiani), solisti (Iveri, Ganassi, Sabbatini, Addrazakov; le voci femminili superlative), ma soprattutto per lui.
Anche il finale Libera me, che Pappano legge come un concitato finale d’opera, è degna conclusione della sacra rappresentazione, continuamente oscillante fa terrore e pietà, di cui Lacrymosa, Agnus Dei, Rex tremendae majestatis sono altrettanti capitoli. Questo Requiem di Verdi resterà come una delle più indimenticabili direzioni di Pappano a Roma. Si replica stasera e mercoledì all’Auditorium di Roma, per Santa Cecilia.