Pappano, lo Stakanov del podio «Più faccio musica più mi carico»

Il maestro di origine italiana sul podio a Cortona, Londra e Santa Cecilia

Pietro Acquafredda

da Cortona (Arezzo)

È da poco terminata la lunga e impegnativa maratona del direttore anglo-americano di origine italiana al Tuscan Sun Festival di Cortona. In poco meno di una settimana, Antonio Pappano, direttore del Covent Garden di Londra e direttore musicale dell'Accademia di Santa Cecilia, ha diretto l'orchestra del suo teatro inglese, ha accompagnato cantanti e ha suonato in duo, trio, quintetto con altri musicisti, per cinque sere consecutive. Adesso a Londra per le prove de La fanciulla del West di Puccini, prossimo titolo alla Royal Opera House. Chi glielo fa fare? Un direttore del suo rango ha ancora bisogno di gettarsi anima a corpo in un’impresa così massacrante?
A quarantacinque anni il direttore italo-anglo-americano, fra i nomi più in vista della direzione d'orchestra mondiale non ha perso ancora il fuoco, l’entusiasmo, l'attivismo degli inizi di carriera. È da quindici anni ormai che Pappano viaggia come un treno. Partito dall’Opera norvegese, a Oslo, agli inizi degli anni Novanta, per dieci lunghi anni ha fatto sosta al Théâtre de la Monnaie di Bruxelles, per approdare agli inizi del 2000 a Londra, al Covent Garden e successivamente all’Accademia di Santa Cecilia di Roma.
Ci sarà ancora spazio per il festival di Cortona che lo ha visto impegnato su più fronti nelle ultime due edizioni? Una decisione Pappano deve ancora prenderla, d’accordo con Bennett Wismann, patron del festival e suo amico. Ma è principalmente questione di tempo. «Non mi spaventa lavorare, anche se quest’anno è stata durissima. Mi basta spostarmi in un’altra città per sentirmi ricaricato e nuovamente pieno di energia. Il riposo mi impigrisce e prima di riprendere a girare a regime ho bisogno di qualche giorno di rodaggio. Quando ho avuto molto lavoro, ho reso sempre di più».
Da chi ha ereditato tanta energia? Da suo padre, Pasquale, che dopo il militare si iscrisse al conservatorio per coltivare la passione del canto e che poi scappò a Londra dalla nativa Benevento per raggiungere la sua fidanzata Maria che sposò negli anni Cinquanta. «Da mio padre ho ereditato la passione per la musica e il canto: lui mi ha fatto conoscere il melodramma, nei tanti anni in cui accompagnavo i suoi studenti, prima a Londra e poi in America, dove ci siamo trasferiti quando ero ragazzo. L’energia mi viene da mia madre, instancabile. Mi rendo conto che è un dono molto importante accanto alla passione per la musica, ma non devo abusarne».
Ora Pappano torna a Londra, città dove è nato. Il Covent Garden lo reclama. Ma ancora non può dimenticare il tragico 7 luglio di quest’anno: «Ero uscito molto presto di casa, per una terapia. Finita la terapia, erano le nove e mezza circa, ho cercato un taxi. Impossibile trovarlo, ho provato e riprovato; quando finalmente ne ho beccato uno, il taxista mi ha spiegato che era successo qualcosa, un incidente nella metropolitana che era stata perciò chiusa. Dopo s’è saputo degli attentati. Ho cercato subito mia moglie, Pamela Bullock, pianista come me, che era uscita presto per lavoro. C’era qualcosa di molto strano, di opprimente nell'aria: prima il traffico impazzito e poi la città deserta».
Nell’ultimo concerto diretto a Cortona, Pappano ha proposto anche il celebre Quartetto in mi minore per archi di Verdi, in una versione per orchestra. «Peppino s’è preso la rivincita» ha commentato, al termine di una prova, con un suo giovane collega, Stéphane Denève (prossimamente sul podio dell'Orchestra Verdi a Milano). «L’avevano bocciato all’esame di ammissione al Conservatorio milanese non giudicando sufficiente la sua prova di contrappunto. E il contrappunto, la fuga divennero le sue ossessioni di compositore. Con le sue opere e soprattutto con questo quartetto si prese la rivincita. È un contrappunto molto elaborato e complesso per dire ai suoi esaminatori di gioventù: ecco quello che sa fare il Peppino che voi avete bocciato. Verdi aveva sessant’anni quando scrisse il quartetto e quella ferita era ancora aperta».
Agli esordi pubblici del giovane pianista accompagnatore Pappano vi è un episodio di segno opposto a quello di Verdi. Il giovane pianista, ventenne, era stato richiesto per accompagnare una cantante a un'audizione con Daniel Barenboim, grande pianista oltre che direttore. Pappano si sedette al pianoforte e cominciò a provare prima ancora che iniziasse l'audizione vera e propria. Barenboim l'ascolto, chiamò il suo assistente e gli disse: quale che sia l'esito dell'audizione per la cantante, Pappano lo prendo subito, come accompagnatore e assistente. E nella successiva carriera di Pappano, Barenboim sarà fondamentale: lo volle assistente a Bayreuth e in quello stesso tempio wagneriano lo fece debuttare sul podio.