Par condicio, Agcom: norme Rai valide per tutti Ma Mediaset non ci sta: "Pronto il ricorso al Tar"

Arriva per le televisioni private un
regolamento sulla par condicio analogo a quello varato dalla Vigilanza per la Rai. La delibera dell'Agcom dopo il nulla di fatto di ieri sera a San Macuto con il "no"
del Pdl a cambiare il regolamento. Ma Mediaset: "Decisione infondata"

Roma - Arriva per le televisioni private un regolamento sulla par condicio analogo a quello, per diversi aspetti controverso, varato dalla Vigilanza per la Rai. La commissione Servizi e Prodotti dell’Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni ha approvato a maggioranza norme conformi, come da prassi, a quelle votate dalla bicamerale di San Macuto per la televisione pubblica. Mediaset giudica l’estensione delle norme sulla par condicio "assolutamente priva di fondamento" e annuncia che impugnerà il provvedimento presso il Tar.

La decisione dell'Agcom La commissione Servizi e prodotti dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha approvato il "regolamento in materia di comunicazione politica e di parità di accesso ai mezzi di informazione relativo alle campagne per le elezioni regionali, provinciali e comunali previste per i giorni 28 e 29 marzo 2010". "Il regolamento, che si riferisce al periodo compreso tra la data di presentazione delle candidature e lo svolgimento delle consultazioni elettorali - ha spiegato l’Agcom - è conforme a quello adottato, per il servizio pubblico, dalla commissione parlamentare di Vigilanza lo scorso 9 febbraio".

L'Authority di fronte a un bivio  Nei giorni scorsi il presidente dell’organismo di garanzia, Corrado Calabrò, aveva sottolineato che l’Autorità, se il regolamento Rai non fosse stato modificato, si sarebbe trovata di fronte a un bivio: uniformarsi alle norme della Vigilanza Rai e dunque rischiare di violare la stessa legge sulla par condicio, che distingue nettamente informazione e comunicazione politica (a differenza del regolamento); oppure disciplinare la par condicio in modo diverso per le televisioni private, creando però una "distonia" non trascurabile.

Nulla di fatto a San Macuto Dopo il nulla di fatto di ieri sera a San Macuto - con il no del Pdl a cambiare il regolamento - l’Autorità ha dovuto imboccare una delle due strade: a quanto si apprende, nella maggioranza della commissione sarebbe prevalso l’orientamento di evitare di creare un vulnus rispetto al passato e di favorire in qualche modo le tv private (e dunque Mediaset) rispetto alla Rai, anche in termini di maggiori introiti pubblicitari. A favore di questa ipotesi avrebbero votato i commissari Michele Lauria, Sebastiano Sortino e Gianluigi Magri; contro, invece, si sarebbero espressi il presidente Calabrò e il commissario Giancarlo Innocenzi.

La polemica di Mediaset Mediaset esprime "sconcerto per la delibera oggi assunta da Agcom per le televisioni private con la quale si estendono anche ai programmi di approfondimento informativo le norme vigenti per i programmi di comunicazione politic". "La Corte Costituzionale ha infatti chiarito - si legge in una nota del gruppo - al di là di ogni dubbio e con particolare riferimento alla emittenza privata, che la par condicio non può comportare la soppressione di ogni libertà di manifestazione del pensiero nelle trasmissioni di informazione in base ad esigenze di visibilità dei partiti politici". Secondo l’azienda editoriale, l'Agcom "ha fatto proprio il regolamento della Commissione parlamentare di Vigilanza per il servizio pubblico che risponde a principi costituzionali ed è disciplinato da norme diverse da quelle che regolano l'emittenza privata. Pertanto l`estensione automatica delle norme sulla par condicio dettate per il servizio pubblico alle tv private risulta assolutamente priva di fondamento". Mediaset, quindi, "impugnerà presso il Tar il provvedimento dell'Autorità, al fine di evitare gravi pregiudizi alla libertà editoriale e di impresa, entrambe costituzionalmente garantite".