Par condicio, Santoro: "In onda senza politici"

Il conduttore di <em>Annozero</em> sfida i vertici Rai: &quot;La trasmissione potrà continuare ad andare in onda con
cadenza settimanale senza politici&quot;. Poi rilancia: &quot;L'azienda potrà assumere decisioni diverse da quelle da me
prospettate assumendosene tutte le responsabilità&quot;

Roma - "Per quanto attiene alle mie decisioni Annozero potrà comunque continuare ad andare in onda con cadenza settimanale senza politici, anche in giorni diversi dalla sua normale programmazione, per il periodo indicato, con obiettività, completezza e imparzialità". Così si conclude la lettera che Michele Santoro ha inviato al direttore generale della Rai Mauro Masi sulla questione del regolamento della par condicio: "Naturalmente l’Azienda potrà assumere decisioni diverse da quelle da me prospettate assumendosene tutte le responsabilità".

Santoro sfida viale Mazzini Santoro analizza la questione del regolamento e spiega: "La legge istitutiva della par condicio prevede una netta distinzione tra programmi di comunicazione politica e programmi di informazione. Riguardo ai programmi di informazione la legge indica la necessità di adottare criteri specifici per quarantacinque giorni, tenendo conto della data di convocazione dei comizi elettorali". Il Regolamento della Commissione Parlamentare di Vigilanza, recentemente approvato, diversamente da quanto previsto dalla legge, sovrappone comunicazione politica (le cosiddette tribune) e informazione (i programmi d’approfondimento) con conseguenze molto gravi. Secondo il conduttore, quindi, "in primo luogo è intaccato il principio costituzionalmente rilevante della libertà d’espressione e irrimediabilmente ferita l’autonomia dei giornalisti".

Il diritto di cronaca Secondo il conduttore di Annozero, "risulta limitato il diritto di cronaca e viene operata una sospensione del servizio pubblico del quale le trasmissioni come Annozero rappresentano un genere fondamentale". "In terzo luogo - continua Santoro - viene esautorato il Consiglio di Amministrazione, cui viene sottratta la funzione primaria di indirizzo sulla programmazione radiotelevisiva, viene danneggiata gravemente la Rai dal punto di vista economico, si altera la concorrenza a favore di Mediaset, si colpiscono le remunerazioni delle redazioni. Ma soprattutto si conferma la tendenza, già in atto, ad ingabbiare i programmi di approfondimento dell’informazione sottoponendoli, anche fuori dai periodi elettorali, a regole improprie. Eventuali procedimenti sanzionatori sarebbero non solo contestabili sotto il profilo della legittimità, ma consentirebbero al giudice una seria verifica su norme che concretizzano un vero e proprio abuso di potere".

Le richieste alla Rai Per tutte queste ragioni Santoro ritiene che "la Rai dovrebbe resistere disattendendo le prescrizioni del Regolamento, rese in manifesta violazione della lettera della legge sulla par condicio, e optare per un’applicazione rigorosamente conforme alla legge". "Oppure scegliere di applicare il Regolamento precedentemente approvato dalla stessa Commissione - conclude Santoro - eventuali procedimenti sanzionatori sarebbero non solo contestabili, per le ragioni sopra accennate, ma consentirebbero al giudice di chiedere alla Corte Costituzionale di pronunciarsi sia su disposizioni che violano diritti costituzionalmente garantiti, sia sull’indebito sconfinamento della Commissione che usa il regolamento non per attuare la legge ma per modificarla, sostituendosi ai poteri legislativi dell’intero Parlamento".