Parabola dei potenti: senza potere si ammalano

Ictus per Ben Alì, Mubarak sta male e sembra avere rinunciato a curare le gravi infermità che lo affliggono. Come lo Scià e altri, anche loro non sanno affrontare il declino: tutti stroncati dal potere perduto<br />

Il leone Mubarak, il capo clan Ben Alì e ancora prima lo Scià di Persia, il dittatore africano Mobutu e altri personaggi al potere per decenni, quando cadono si ammalano e ben presto vanno all'altro mondo. Storpiando una famosa frase di Giulio Andreotti «il potere logora i tiranni che lo perdono», complice l'età e l'incapacità di capire la propria società che cambia e si ribella. In molti, dopo essere stati osannati per decenni, si sono trovati di fronte al bivio di un destino vendicativo: finire fucilati come i coniugi Ceausescu o uscire di scena il più velocemente possibile per cause naturali.

Il presidente Hosni Mubarak lo aveva detto chiaro nella sua ultima intervista dopo 30 anni di potere: «Voglio vivere o morire sul suolo egiziano». Pochi giorni dopo essere stato deposto sono circolate le prime indiscrezioni: l'ex Rais si sta lentamente spegnendo nel confino dorato della residenza di Sharm el Sheikh. Da tempo era malato, probabilmente di cancro, ma un intervento in Germania sembrava averlo rimesso in sesto. Nonostante i suoi 82 anni continuava a tingersi i capelli di nero per apparire in tv durante i giorni della rivolta. E aveva il piglio orgoglioso del leone ferito, ma non abbattuto. Una volta fatto fuori è stato colpito dalla depressione. Sembra abbia deciso di non curarsi più, di lasciarsi andare per passare a miglior vita il prima possibile. E risolvere un'ingombrante problema per l'Egitto e i militari al potere, che lo hanno servito per tanti anni.

L'ultimo faraone è convinto di aver dato tutto al suo popolo. Eroe di guerra nel Sinai contro gli israeliani, ha visto la morte in faccia nel 1981 quando rimase ferito, al fianco del suo predecessore Sadat ucciso dai terroristi. Pensava che il suo popolo gli fosse riconoscente per 30 anni di stabilità e invece gli si è rivoltato contro. Per questo il vecchio leone si lascia andare.
Una parabola simile fu quella dell'ultimo imperatore, lo Scià di Persia, Reza Pahlevi, sepolto proprio al Cairo. Il monarca pensava pure lui che gli iraniani sarebbero stati sempre riconoscenti per averli strappati alla povertà e all'analfabetismo. Purtroppo non aveva fatto bene i conti con i mullah di Khomeini. Lo Scià fuggì da Teheran nel gennaio 1979 di fronte alla rivoluzione islamica. Una volta in esilio si lasciò andare alla malattia e morì di cancro 19 mesi dopo.

Il presidente tunisino, Zine al-Abidine Ben Ali, è stato buttato giù il 14 gennaio da una rivolta di piazza. Ieri è trapelata la notizia che nell'esilio in Arabia Saudita sarebbe stato colto da un ictus. Secondo un giornalista francese è in coma ricoverato a Jeddah, nella riservata clinica della monarchia saudita. La moglie Leila, responsabile di gran parte dell'arricchimento illecito del clan in Tunisia, non sarebbe al suo capezzale, secondo il quotidiano francese Le Monde. Un ex presidente in coma non le serve più, ma esiste il sospetto che si possa trattare di una messinscena per evitare l'arresto di Ben Alì. A fine gennaio il governo provvisorio tunisino ha richiesto un mandato di cattura internazionale per il padrone del Paese negli ultimi 23 anni.
Anche il despota dello Zaire, Mobutu Sese Seko, è durato poco in esilio. Nel maggio 1997 è dovuto fuggire in Marocco travolto dalle forze guerrigliere. Quattro mesi dopo è morto di cancro alla prostata lasciando il suo Paese in rovina.

A Honolulu ha resistito tre anni l'ex padre-padrone filippino, Ferdinand Marcos, cacciato dal suo popolo e fatto fuggire in elicottero dagli americani. Nel suo terzo mandato come presidente si era sottoposto in gran segreto a un trapianto di rene, ma in esilio le sue condizioni di salute sono precipitate.
Altri dittatori non hanno mollato il piglio deciso dopo la caduta e si sono difesi a spada tratta davanti alle accuse. Uno fra tutti fu Erich Honecker, il capo assoluto della Germania Est fino al 1989. Estradato dalla Russia e finito sotto processo, ha sempre rivendicato le sue scelte liberticide in nome del comunismo. La salute lo ha abbandonato facendogli evitare la condanna dei tribunali.

È morto di cancro in Cile, cinque anni dopo il crollo del muro di Berlino. Slobodan Milosevic, lo Zar dei Balcani, ha dato battaglia in diretta tv alla corte dell'Aia contro le accuse di pulizia etnica e genocidio. I serbi lo hanno estradato da Belgrado nel 2001, ma pure lui è scampato al verdetto degli uomini colto da un infarto in cella cinque anni dopo.
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