Il «paracadute» non salva l’uomo di Visco

Quelli che «ci avevo creduto, ma non ci sono riuscito». Quelli che «cosa vuoi che non ce la faccia, qui siamo troppo forti per non prendere il seggio». Quelli che «vado in Liguria (anche se non c’entro niente) e torno a Roma». Quelli che «pazienza, sarà per la prossima volta».
C’è un po’ di tutto tra i candidati del Senato che ambivano ad entrare in parlamento e che invece rimarranno a casa. I «delusissimi» sono quelli del Pd, praticamente convinti di avere il premio di maggioranza. Rimane senza poltrona l’economista prodiano Stefano Fassina, 42enne, romano, principale ispiratore della torchiatura fiscale degli ultimi due anni. Paracadutato in Liguria viene lasciato a casa da genovesi, savonesi, imperiesi e spezzini con le sue idee «spremicontribuente». Rimane in Liguria Carmen Patrizia Muratore che si consolerà dal suo ufficio di consigliere regionale in via Fieschi. Sapeva di potercela fare solo in caso di premio di maggioranza alla coalizione di Veltroni. Assessore a Chiavari nella giunta Poggi, l’unica di sinistra che la città del Tigullio ricordi, i primi a volerla a Roma erano gli aderenti all’Italia dei Valori, ma non per stima politica.
Altra donna e consigliere regionale a cui non riesce il salto è Cristina Morelli che naufraga con tutta la «Sinistra l’Arcobaleno». Di questo sarà dispiaciuto principalmente Burlando visto che rimane tra le voci più critiche all’interno della maggioranza in Regione. Non vengono premiate costanza e lavoro di Luigi Morgillo che rimarrà capogruppo di Forza Italia in consiglio regionale per altri due anni: il seggio a cui ambiva va alla Lega Nord.
Salta il posto al Senato anche per Francesco D’Onofrio, per l’ex ministro non c’è neanche il paracadute di altre regioni. L’Udc in Senato ha eletti solo in Sicilia.