Il «Paradiso» di giovani che lasciano il segno

L'introduzione è già di per sé un richiamo gentile e originale al lettore, un invito a lasciarsi trascinare tra le pagine di racconti di storie belle e tristi, che strappano un sorriso ma anche una lacrima: si tratta di «Il Paradiso siamo noi», di Matteo Liut, l'ultima scommessa della collana Generazione Gi delle Paoline Editore.
Un raccolta di santi minori, storie da tutto il mondo e di tutte le epoche, attraverso un caleidoscopio di contesti sociali e culturali diversissimi e brevi scorci di vite di giovani e giovanissimi che hanno sacrificato la propria vita a testimonianza degli insegnamenti cattolici.
Matteo Liut è un giornalista di Avvenire e lo scopo del suo libro è passare un messaggio positivo sulla capacità dei giovani di dare tutto, fino in fondo, perfino la loro vita: gli insegnamenti cattolici più semplici e antichi - ovvero la solidarietà, la generosità, il perdono - hanno spinto ragazzi e ragazze di tutte le epoche a compiere scelte universalmente, giuste per aiutare qualcun altro senza anteporre il proprio interesse, a costo di sacrificare la loro stessa esistenza per affermare e testimoniare i principi morali e etici nei quali credevano e per i quali vivevano.
Da George Haydock, prete ventottenne impiccato nel 1584 per non aver rinunciato alla fede cattolica, a Pier Giorgio Frassati, morto a 24 anni che scelse di lasciare una vita di agi e ricchezze per aiutare gli ultimi e i più bisognosi, nella Torino dei primi anni del XX secolo, il libro di Liut è una testimonianza e un meritato e doveroso ricordo di quanti, 56 tra ragazzi e ragazze, nella storia della Chiesa cattolica, hanno testimoniato la fede e l'impegno per gli altri.
A chiudere questa raccolta di storie vere e emozionanti, l'autore ci propone l'intervista a Giovanni Vernia, l'ingegnere genovese che ha dato vita al più famoso discotecaro d'Italia, Johnny Groove di Zelig: «Essiamonoi, essiamonoi, il Paradiso siamo noi» - da cui il titolo del libro - è la frase più celebre del giovane ballerino di musica house, che pecca forse di ingenuità, ma insegna che ci si può divertire senza usare droghe o alcool, ma lasciandosi trasportare dalla musica.
Proprio per questo motivo Vernia è stato spesso contattato per essere testimonial di pubblicità anti droga o alcool, eppure lui stesso ammette che il messaggio viene dato in maniera tanto banale e scontata che stravolge la caratterizzazione stessa del suo personaggio: «Mi capita di andare a parlare nelle scuole o incontrare giovani per strada che mi fermano, e io ci parlo e scherzo volentieri, perché sono simpatici, giovani e divertenti.
Alla faccia del luogo comune secondo il quale oggi i ragazzi sono tutti persi, magari dietro le droghe, o sono privi di obiettivi. Quando si parla delle giovani generazioni si pensa solo a questi problemi: e invece nelle scuole trovo ragazzi che hanno voglia di giocare, ridere, e scherzare».
Ma c'è soprattutto un messaggio che sottolinea Giovanni Vernia: i giovani, anche quelli più difficili, vanno ascoltati, per far loro capire che possono parlare e essere capiti.