Il paradosso Bocciata soltanto la FederSci che scarica il suo ct

Garmisch-Partenkirchen. È finita. In gloria, con un’altra medaglia. L’oro di Grange priva l’Italia del secondo posto nel medagliere, ma la Francia ci sta davanti grazie alla vittoria nella gara a squadre, di valore relativo nello sci. Come allori individuali meglio di noi solo l’Austria, fortissima nel settore femminile ma quasi a zero in quello maschile. Per noi è l’opposto: delle sei medaglie, solo una è arrivata dalle donne ed è speciale, perché dei trenta atleti saliti sul podio qui a Garmisch Federica Brignone è nettamente la più giovane.
Altro vanto: Innerhofer, l’unico ad aver fatto tris, è stato eletto personaggio del mondiale. E ancora: sono arrivate medaglie da tutte le discipline, discesa, superG, supercombinata, gigante e slalom. Segno chiaro di come dietro a questi successi ci sia una squadra completa, un ottimo lavoro tecnico e uno staff eccezionale, guidato da un direttore agonistico che tutti ci invidiano. Solo ai Mondiali casalinghi del Sestriere, nel 1997, l’Italia aveva vinto altrettante medaglie (con 3 ori), ma erano i tempi di Tomba, Compagnoni, Ghedina e Kostner, dei fuoriclasse che ai grandi eventi non tradivano mai.
Ecco, tutto bello tutti bravi, evviva evviva e che si fa a conclusione di queste giornate trionfali? Si festeggia? Un po’, ma soprattutto si parla del siluramento di Claudio Ravetto (voto 10 per le doti di oratore, motivatore, allenatore, organizzatore, insomma direttore agonistico, voto 4 per la diplomazia), personaggio scomodo per una federazione che preferirebbe forse avere a che fare con uno yesman pronto a chinare il capo di fronte agli ordini dei dirigenti, a dire va bene grazie quando non arrivano le giacche a vento o non si possono fare i test atletici, insomma a «non fare il lavoro per cui sono pagato, che è quello di portare gli atleti a vincere delle gare».
Che brutta storia. Dovremmo essere qui a celebrare le tre medaglie di Innerhofer (voto 10 per lo stile in pista e fuori), la crescita di giovani come Federica Brignone (voto 9,5 per il coraggio nella 2ª manche del gigante che le ha regalato l’argento), ma anche come Elena Curtoni, Paolo Pangrazzi (voto 7,5 a entrambi per i sesti posti ottenuti), Giovanni Borsotti e Stefano Gross (voto 7 per la 2ª manche nello slalom di ieri), che saranno il futuro dello sci italiano, già proiettato verso i prossimi Mondiali del 2013 (a Schladming, Austria) e soprattutto verso l’Olimpiade 2014 a Soci, Russia. Dovremmo anche esaltare la bravura della mai doma Denise Karbon (voto 8 per come ha reagito con un sorriso al 4° posto in gigante) e della sua compagna di stanza Manuela Moelgg, ieri finalmente esultante per la medaglia del fratello (voto 9 a entrambi per la determinazione e per la capacità di girare pagina quando le cose vanno male). E Petr Fill? La sua è stata la storia più commovente del mondiale, con quella medaglia di bronzo in supercombinata dedicata al papà gravemente malato (voto 10 per il monologo in conferenza stampa).
Dovremmo anche fare il processo ai gigantisti, per l’ennesima volta deludenti e soprattutto delusi dopo un grande evento (voto 3 a Blardone per l’incapacità di spiegare i perché della debacle, voto 5 a Simoncelli che invece è almeno riuscito a sfogarsi ammettendo i suoi limiti tecnici in determinate condizioni). Dovremmo e potremmo raccontare ancora tante cose di questo Mondiale che ha deluso molti big ma premiato anche molti favoriti, da Ligety a Svindal, dalla Schild a Grange, ma no, dobbiamo invece dirvi che forse tutto ciò che l’Italia è riuscita ad ottenere causerà il licenziamento di Ravetto, per alcuni già scontato, e una probabile, e pure auspicabile, rivolta di tecnici e atleti che stanno in massa con lui. «Nessuno è indispensabile», ha detto ieri amaramente Claudio, prima di ammettere che la solidarietà dei suoi ragazzi lo rende molto felice, ma non cambierà le cose, probabilmente compromesse, nonostante i segnali di tregua mostrati dal presidente federale Gianni Morzenti e da quello del Coni Gianni Petrucci, venuto a Garmisch per festeggiare le medaglie, giustamente, ma anche per provare a capire qualcosa in più di questa assurda storia italiana. Siamo i campioni del Mondiale, ma siamo soprattutto i campioni del farsi male da soli. Meditate, cari Gianni, meditate.