Il paradosso ceco: ammirano l’Italia ma vogliono batterla

La filosofia del ct: «Bisogna essere decisivi nei momenti cruciali». Nedved dribbla le polemiche per i suoi tuffi

nostro inviato a Westerburg
Italiani brava gente. Certo, dicono i cechi. Ma non troppo, soggiunge Karel Bruckner, ultimo penna bianca del mondo del calcio: 66 anni e una vita con i giovani. Sergentone bonario, nonostante quella faccia che non promette mai indulgenza. La Repubblica Ceca sta per lasciare il suo ritiro a Westerburg, tra Francoforte e Colonia, hotel con campi di golf, l’altro ieri tutti sul green a passare il tempo, il solito mondo che non si fa prendere da tensioni e nevrosi. Bruckner ha un bel po’ di grattacapi, gli mancano gli attaccanti che contano e anche qualche difensore, però la vita scorre, la partita è un’occasione per vincere, non l’ultima spiaggia. Jankulowski te lo spiega in una frase: «Meglio avere sorriso che muso lungo. La squadra sta bene e la partita ci dà tutte le possibilità di passare, anche se l’Italia è favorita».
Bruckner è convinto di avere uomini prima che giocatori, gente che pensa al gioco anche se ci scappa la durezza. Però c’è durezza e durezza e ieri quando un giornalista italiano gli ha chiesto: come si comporterebbe se un suo giocatore sgomitasse come De Rossi? La risposta è stata lapidaria, e forse una lapide, per il nostro cercaguai. «Non mi pongo il problema, perché credo che nessuno dei miei giocatori si comporterebbe così». Il pepe ce lo mette lui: il discorso politically correct sugli avversari, lascia spazio a un atto d’orgoglio, uno schiaffo di dispregio. Tutto serve per tenere gli italiani sulla corda. Bruckner conosce bene i nostri usi e costumi. Nedved, Ujfalusi e Jankulovski hanno già spiegato il resto ai compagni: vizi privati e pubbliche virtù. Il milanista si è infilato nella parte del difensore, civile, per stendere una mano pietosa a De Rossi. «Non credo abbia voluto far male, l’Italia non gioca un calcio durissimo».
Jankulovski sta in Italia e ci vuole restare ancora un po’: la diplomazia non fa mai male. Noi abbiamo i picchiatori, loro i cascatori. Vedi Nedved e fotografi le sue furbatine. Zambrotta ci ha scherzato, Pirlo è stato più diretto. C’è il tanto per rispondere. Gli dicono: hai sentito cosa ha detto Pirlo? E il biondo putto, che probabilmente sapeva, se l’è cavata con l’azione che gli riesce meglio da quando è ai mondiali: dribbling e silenzio. Anzi una mezza parola: «Non voglio saper niente». Jankulovski ha risposto per lui: «Pavel è un grande giocatore: cade perché c’è fallo. Poi ognuno ha la sua opinione». Meglio evitare veleni e avvelenamenti. La Repubblica Ceca ha altro cui pensare. Bruckner è un perfezionista della tecnica e della tattica, studiare l’Italia può servire. «Ho già visto tutte le partite degli azzurri. Le farò vedere anche ai giocatori», ha raccontato prima di addentrarsi su aspetti più specifici. «L’Italia gioca un calcio sofisticato, con personalità. Tattico, duro, compatto: mi piace». Eppoi aggiunge un’idea che potrebbe essere un colpo d’ironia. «Mi piacciono i giocatori della difesa, soprattutto quando salgono verso il centrocampo». Per far che? Il ct ceco non ha spiegato.
Dalle sue parti pensano anche al futuro della panchina ceca. Bruckner ha fatto sapere che non tiene alla vita del pensionato. Ma la sbandata contro il Ghana non gli ha portato consensi. Tanto per non smentirsi, l’Italia dei provinciali è arrivata anche qui. Bruckner cosa ne penserebbe di Zeman sulla panchina ceca? E lui ha guardato un po’ stralunato, forse non avendo chiaro cosa mai abbia vinto Zeman. Ed ha risposto di conseguenza: «Sarebbe interessante vederlo in una posizione del genere, ma non credo che il governo del calcio la veda così». Colpito e affondato. Gli basta poco per distruggere gli avversari. Ma immaginate cosa succederebbe con Lippi, se cominciassero a fargli domande sull’ipotetica successione. Bruckner ha un britannico sense of humour, sapendo che il calcio è uguale per tutti e sotto ogni latitudine. Idea che ha riproposto quando gli hanno domandato se il ct nostro dovesse sopportare pressione superiore alla sua. «La pressione è la stessa. Non so chi ne sia più avvantaggiato. Nel calcio conta solo una cosa: essere decisivi nei momenti cruciali». Perfino se si gioca senza punte.