Il paradosso che intrappola Prodi

Gianni Baget Bozzo

Il governo Prodi ha visto nella crisi libanese la sconfitta di Israele e degli Stati Uniti. Gli ulivisti sostengono che l’unilateralismo di Bush sia stato sconfitto e che le Nazioni Unite abbiano ritrovato il loro ruolo nella conduzione delle questioni della pace e della guerra.
Israele ha dovuto ammettere di non essere riuscita a distruggere gli hezbollah, nonostante abbia colpito così duramente il Libano, perdendo in questo modo credibilità agli occhi dell’opinione pubblica mondiale, soprattutto di quella araba e islamica. Ma Hezbollah è rimasta in piedi e persino l’operazione bellica, tentata dopo la tregua da Israele, si è conclusa con altre vittime israeliane.
È sulla sconfitta dell’America e di Israele che il governo Prodi si sente legittimato a riproporre l’idea di una soluzione Onu, di un primato dell’iniziativa europea, dell’«equivicinanza» andreottiana tra Israele, i palestinesi e gli arabi. Per questo il governo Prodi ha visto nella nuova situazione la sua occasione politica, anche quella di rinsaldare la sua maggioranza divisa tra ulivisti e antagonisti, gli uni contenti soprattutto del ritorno in campo delle Nazioni Unite, gli altri della sconfitta di Israele sul piano militare e sul piano dell’opinione pubblica.
Il farsi avanti per offrire la partecipazione dell’Italia al contingente delle Nazioni Unite è sembrato all’Unione il modo migliore per delegittimare la politica filoamericana e filoisraeliana del governo Berlusconi e di fare della differenza della nuova maggioranza dalla precedente il motivo di un nuovo prestigio dell’Italia in campo internazionale appunto per la «equivicinanza» e per la differenza dalle posizioni italiane precedenti.
Quello che è accaduto ha sconfessato tutte le assunzioni del governo. Il Consiglio di sicurezza ha proposto una cessazione delle ostilità dalle condizioni incerte. Ha assunto la tesi che sarebbero le forze libanesi a disarmare le milizie sciite, sebbene sia ben evidente che questo è impossibile. Escludeva l’azione del contingente dell’Onu dall’imposizione della pace e quindi dal diritto di fare la guerra e lo riduceva alla mera protezione dei confini senza possibilità di avere azioni militari.
La Francia di Chirac era stata il vero punto di forza della linea antiamericana e antiisraeliana negli anni della guerra irachena e della coalizione dei volontari. Essa aveva asserito il primato delle Nazioni Unite. Ora la Francia ritira il proprio appoggio a costituire il comando e a dare la parte più consistente del contingente dell’Onu. I generali non hanno marciato al passo dei politici e dei diplomatici, il veto dell’esercito ha determinato il rifiuto della Francia a fare quello che aveva politicamente sostenuto.
Il governo Prodi è rimasto solo. E, ironia della sorte, a questo governo, contrario alla politica americana di intervento nel vicino Oriente e critico di Israele, viene l’invito a costruire la forza di pace, prendendone il comando e offrendo la parte maggiore del contingente. E chi lo invita? La Rice ed Olmert, il segretario di Stato americano e il premier israeliano. Ciò significa che l’Italia sarebbe politicamente sola in Europa, visto che la Francia offre duecento militari e la Spagna settecento. L’operazione delle Nazioni Unite sarebbe solo italiana.
E così è accaduto che un governo pacifista organizzi con il beneplacito dell’America di Israele il pattugliamento tra la più potente forza del vicino Oriente, Israele, e il più forte movimento politico del mondo islamico, capeggiato da Siria ed Iran.
Si dice che Prodi abbia fortuna, tenendo conto della vittoria italiana ai mondiali di calcio. Ma non ha virtù, si è messo in un guaio sostenuto dalla sua albagia di essere l’innovatore d’Italia su tutti i piani, il mediatore tra integralismo islamico e durezza israeliana.
Prodi condurrebbe l’Italia a essere un vaso di coccio tra vasi di ferro. Non credo che la Casa delle libertà possa ripetere il voto favorevole alla missione, che si chiama generica, dato sotto la spinta dell’Udc.
Il governo dell’Unione sarà unito come coalizione, ma è unito dalla sua solitudine.
bagetbozzo@ragionpolitica.it