Il paradosso dell’italianità

L’esito della partita su Telecom Italia potrebbe essere paradossale: il ritorno dell’ipotesi Telefonica, cioè l’intervento dell’ex monopolista di Spagna come partner industriale del gruppo di tlc italiano.
Dove sta il paradosso? Sta nel doppio ruolo che, più o meno indirettamente, larga parte della maggioranza di governo e del sistema bancario attribuiscono a Telefonica. Due mesi fa, quando il gruppo guidato da Cesar Alierta era interessato a trattare con Marco Tronchetti Provera, si è alzato un muro a difesa dell’italianità. In questo senso sembravano andare le dichiarazioni del ministro dello Sviluppo economico, Pierluigi Bersani, che, al vertice italospagnolo di Ibiza di fine febbraio, quando si parlava di Telefonica, disse che «non esistono solo gli interessi dei grandi azionisti». Mentre pochi giorno dopo nel cda Telecom, il presidente Guido Rossi decise di non esporre il dossier spagnolo, contando sull’appoggio di Mediobanca, che fino all’altro ieri ha dimostrato di essere al suo fianco.
Ora Prodi, ribadisce che in nessun altro Paese si farebbero portare via sotto il naso il principale operatore di tlc. Con un chiaro riferimento all’offerta arrivata da Usa e Messico. Ma nello stesso tempo chiede un intervento di sistema, guidato dalle banche, che giocoforza dovrebbe far leva su un attore industriale straniero. E quale meglio di Telefonica? Che ora diventa dunque il paladino dell’italianità. Probabilmente anche per Mediobanca, che un accordo con il gruppo spagnolo vedrebbe ora come la migliore alternativa possibile (peccato che, nel frattempo, il prezzo è lievitato da 2,7 a 2,82 euro).
Anche perché altre scelte in difesa dell’italianità, sarebbero ben difficili da spiegare. Telefonica, almeno, pur essendo di diritto spagnolo e avendo tra i suoi grandi soci due banche iberiche quali il Banco di Bilbao e la Caixa, rispettivamente con il 6,6 e il 5%, non ha lo Stato tra i suoi azionisti. Altra storia sarebbe invece l’intervento di France Telecom, piuttosto che di Deutsche Telekom, che pure è stato invocato a gran voce da altri presunti difensori dell’«italianità».
Il gruppo francese è di fatto nelle mani dello Stato, che ne detiene il 32,5% del capitale. In Deutsche Telekom la Repubblica federale di Germania è primo azionista con il 15%, mentre un gruppo bancario detiene una partecipazione analoga. Come dire: due società di fatto pubbliche. Con le quali Telecom verrebbe nazionalizzata di nuovo. E per di più da uno Stato estero.