Il paradosso Una gara inutile, ha già vinto Jovanotti

Non ci interessa sapere se Luca è ancora gay, non vogliamo ascoltare lo straziante calvario di Eluana Englaro in strofe, non siamo nemmeno nello spirito di sorbirci la disintossicazione in note di qualche fantomatico paladino da brano furbo. Per dirla tutta, quando sentiamo una canzone non ci frega poi tanto neppure del fatto che Morgan si sia fumato o no il Festival di Sanremo. Né di sapere se Baudo si è offeso o se la Clerici è dimagrita per riuscire a entrare in qualche nuovo, croccante travestimento festivaliero. Non ci importa di tutto ciò che sta in bilico sul predellino del pullman per la notorietà quando abbiamo bisogno di musica.
Quando ascoltiamo una canzone, per lo più, vogliamo che ci si annuvoli la testa. Speriamo di essere sollevati dalle nostre aspirazioni ordinarie, di essere tradotti in qualcosa di meglio di ciò che siamo. Vogliamo che qualcuno ci metta in nota tutte le cose per cui la vita sa di vita. Per questo Sanremo, ormai, potrebbe non esistere. Potrebbero non esistere le beghe vere o presunte con cui, ogni anno, tentano di metterlo al riparo dall’oblio. Potrebbero non esistere i tanti testi scritti apposta per far parlare, i look inventati per far discutere, i regolamenti infranti, le liti finte, l’antidoping sui cantanti, i lifting sciolti sotto i riflettori inclementi, i nervi strappati dietro le quinte affollate. Ormai da giorni, sta passando in radio l’ultima canzone di Jovanotti, che oggi, finalmente, sembra molto più Lorenzo Cherubini. Mercoledì, per l’esattezza, ci è passata più di novecento-volte-novecento. Si intitola Baciami ancora e Lorenzo l’ha scritta per l’ultimo film di Gabriele Muccino che non ha mantenuto le promesse e quindi, dopo L'ultimo bacio, ora ce n’è un altro. Per fortuna. Così Jovanotti ha scritto questa canzone bellissima, con un video ancor più bello. Lui, il suo barbone anni Sessanta, e tutti i protagonisti del film a mollo nel mare della vita. E l’aria e gli anni e i figli e gli amori giusti, sbagliati, buttati via e corretti che passano sotto la luce color anguria della spiaggia. E tu che ascolti e ti senti pieno di cose che non hai fatto, che ti fai venire un groppo in gola per il terrore di diventare vecchio senza aver vissuto l’avventura di mancare a qualcuno. E pensi che certe canzoni hanno il ritmo giusto, le parole giuste per essere buone amiche di ciò che sei ora. Perché hanno il tuo stesso fiato, la tua stessa stagione. Perché quando ami hai bisogno di una canzone che ti faccia da colonna sonora e pure quando soffri. Perché quando pensi a qualcuno ti piace che sia avvolto in una musica che ti assomiglia, parole che ti suggeriscano come dire meglio certe cose, come sentirle di più. Perché quando ami qualcuno vuoi vederlo ovunque manchi e la musica serve anche a questo. E a un sacco d’altre cose.
Per questo sull’iPod uno non si scarica le dichiarazioni di Morgan sul crack. Uno si scarica l’ultima canzone di Jovanotti. Perché l’ascolti una volta, ti entra in testa e, una volta dentro, va ad agganciare all’amo quello che c’è in quel momento. Un po’ come accadde due anni fa con un altro brano di Jovanotti A te dedicata alla sua compagna Francesca. Beata lei. «A te che sei, semplicemente sei, sostanza dei giorni miei». Beata lei. Il principe dell’impossibile per qualsiasi donna calpesti la terra. Uno che ti accarezza le paure e riconosce il tuo coraggio. Sì, insomma, noi preferiremmo essere amate da Jovanotti piuttosto che da Povia e, per restare nel reale, preferiamo ascoltare Jovanotti che Povia. Almeno quando si tratta del Povia dei bambini, dei piccioni, di Luca e di Eluana. A te. Fine.
Con quel brano partecipò al Festival come superospite. Aveva ancora la barba e l’aspetto da guru che ormai s’è dato (se ogni tanto si ricordasse di essere bello...) ma adorammo il suo brano e il fatto che non avesse avuto l’esigenza di raccontarci se beve solo tè oppure qualcos’altro. E adorammo il suo talento, ovvio. Salì sul palco e ci cantò una di quelle canzoni che, per qualche minuto, ti fanno sentire in buoni rapporti con la vita. Tutto qui. Che è tutto quello che chiediamo. Mentre il resto... Mah, aspettiamo Sanremo.