Paraguay, sarà il Papa a decidere il destino del vescovo-presidente

Situazione delicata dopo la vittoria del «prete dei poveri»

Il Paraguay ha voltato pagina eleggendo alla presidenza Fernando Lugo, un ex vescovo cattolico di 56 anni. È finita così, dopo sessant’anni, l’ininterrotta egemonia dei conservatori del Partido colorado. E comincia per uno dei Paesi meno sviluppati dell’America Latina un percorso politico che potrebbe affiancarlo ad altri modelli di «progressismo» del continente.
Gli esempi non mancano. Si va dai regimi più radicali, come quelli del venezuelano Hugo Chavez, del boliviano Evo Morales e dell’ecuadoriano Rafael Correa, ai governi di sinistra populista ma più moderata, come quello brasiliano guidato da Luiz Inacio Lula da Silva o quello argentino ora impersonato da Cristina Kirchner. In teoria Lugo potrebbe anche ispirarsi alla più europeizzante Michelle Bachelet, presidente socialista del Cile. Ma l’ex «vescovo dei poveri», com’era chiamato fino a tre anni fa quando decise di lasciare la carica perché sosteneva che non gli permetteva di agire utilmente per sollevare i suoi connazionali dalla povertà, ha già detto di non voler importare modelli. «Non sarò né Chavez, né Lula, né Morales - ha detto recentemente -: ci affiancheremo ai progressisti dell’America Latina».
Il fatto di essere stato vescovo rappresenta però un problema: un successore degli apostoli non può fare il capo di Stato. Lugo, come spiegano in Vaticano, è stato sospeso a divinis, ma non ha ottenuto la riduzione allo stato laicale, che pure aveva chiesto: «L’episcopato - aveva chiarito la Santa Sede - è un servizio accettato liberamente per sempre». Ai costituzionalisti paraguaiani era bastata la sospensione a divinis per accettare la candidatura di Lugo, ma ora che è stato eletto la questione si complica. Il presidente dei vescovi del Paraguay dice che sarà il Papa a decidere, «ma ci vuole tempo per studiare la situazione».
Lugo sarebbe il primo vescovo cattolico a diventare presidente, ma non il primo prete: si ricorda il caso del sacerdote Jean Bertrand Aristide, capo dello Stato haitiano tra il 1990 e il 1991 e ancora dal 1994 al 1996. Fuori dalla Chiesa cattolica, invece, l’arcivescovo ortodosso Makarios fu presidente di Cipro dal 1960 alla sua morte avvenuta nel 1977.