Paralisi da neve: caos, proteste e un morto

Ritardi, incidenti, strade impraticabili, ospedali presi d’assalto e un morto, tutto per colpa della neve. È il bilancio di un mercoledì di passione che ha paralizzato Milano e ha richiesto persino l’intervento di settecentocinquanta volontari della Protezione civile (550 dal Friuli e 200 dal Veneto) per aiutare a far riemergere la città sepolta da 40 centimetri di fiocchi bianchi. La rabbia della gente che ieri ha impiegato ore per raggiungere il proprio posto di lavoro e l’indignazione di fronte alla mancanza di mezzi che pulissero le strade si è fatta sentire dalla periferia al centro. «Gli spalatori non si sono visti e nemmeno gli spazzaneve né i mezzi spargi-sale», protestano i cittadini che si accaniscono contro l’amministrazione centrale. «Era una settimana che si sapeva di questa nevicata e non ci dicano di prendere i mezzi pubblici che non ci sono stati. Non potevano pensarci prima a fare qualcosa?». Centinaia le chiamate ai centralini del 115 da parte di automobilisti che non riuscivano a muoversi lungo le strade della città. Un tram deragliato in pieno centro per colpa di uno scambio ghiacciato e il 15% delle corse dei treni delle Ferrovie Nord cancellati. Infine il tragico incidente che ha provocato la morte di Mauro Bertini, imprenditore di 46 anni travolto dalla tettoia del suo terrazzo in via Carroccio, crollata sotto il peso della neve.
«È una nevicata eccezionale e i disagi ci sono», ha risposto alle critiche di ritardi negli interventi il sindaco Letizia Moratti. Più di tutto hanno pesato i ritardi nei rifornimenti di sale, la Protezione civile ha sbloccato i camion fermi e entro oggi ne arriveranno 5mila tonnellate. «Ci aspettavamo 20 centimetri di neve e ne sono scesi 40», ha affermato. Ma l’assessore regionale alla Protezione civile Stefano Maullu - con una nota che suona come «l’avevamo detto» - precisa che già il 5 gennaio aveva emesso un avviso di criticità «in cui erano richiamati i quantitativi di neve dell’Arpa». Aperte anche oggi le scuole. La Provincia almeno per le superiori aveva comunicato diversamente ma «decide il sindaco», ha chiarito la Moratti.