PARALISI DA RINVIO

C’è rinvio e rinvio. In anni ormai remoti abbiamo preso di mira la Democrazia cristiana per sua abilità diabolica - nonostante l’etichetta angelica - nel risolvere i problemi non risolvendoli. Ossia lasciandoli invecchiare abbastanza a lungo per rendere chiaro che non erano poi tanto importanti, che si poteva soprassedere, che si poteva addirittura ignorarli: e in effetti la dilazione - anticamera della cancellazione - si rivelava non di rado provvidenziale. Impediva che fosse varata una norma dispendiosa e magari dannosa.
Lo stancheggiamento come strategia di governo e di comando ha una lunga tradizione, da Fabio Massimo cunctator e dal generale Kutuzov di Guerra e Pace fino al caudillo Francisco Franco: il quale lasciava che le carte si ammucchiassero sulla sua scrivania e poi ordinava «al fuego!», senza che accadesse nulla di catastrofico. Di Alcide De Gasperi, montanaro dal cervello fino, si disse che avesse perfino inventato, per le situazioni difficili, lo svenimento ritardatore.
Ma tutti questi marchingegni obbedivano a una precisa razionalità politica, facevano parte del giuoco. Non era obbligatorio elogiarli, almeno non sempre. Ma si poteva ammirarli. I rinvii a ripetizione di Prodi e dei suoi ministri hanno carattere profondamente diverso. Sono rinvii disperati, e perciò dissennati. Non attestano una volontà procrastinatrice che abbia un minimo di logica, attestano la carenza sia della volontà sia della logica. Nessuno, nemmeno un ammiratore di Vanna Marchi, può credere che la mancata deliberazione sull’Alitalia possa in qualche modo risultare benefica. Quanto sia malefica l’hanno già attestato le quotazioni di borsa.
Eppure ostenta flemma il ministro dei Trasporti Bianchi: a parere del quale bisogna evitare l’ansia di chiudere subito, «serve tempo per studiare i piani». Come si fa a criticarlo, la questione Alitalia l’ha colto di sorpresa. Era da poco entrato nella maturità quando s’è cominciato a parlarne e adesso ha una bella chioma candida. Il governo gli dà ragione: e i sindacati, cui Alitalia deve eterna gratitudine per l’apporto dato alle sue fortune, invocano anch’essi cautela. Una cautela da un milione di euro perduti al giorno.
Ancor peggio, se possibile, per il «pacchetto sicurezza», varato tra inni alla tolleranza zero dopo l’assassinio a Roma di Giovanna Reggiani. Grottescamente collegato a una norma europea sbagliata, il pacchetto è adesso trattato un po’ da tutti, nella maggioranza, come una creatura deforme. Nell’antichità questi sventurati esseri finivano giù dalla rupe Tarpea, il decreto sicurezza morirà per mancata conversione in legge. Questo esecutivo che non decide mai nulla, e quando finalmente decide si vergogna d’averlo fatto, non può richiamarsi ai temporeggiatori d’antan, che avevano ben altra tempra. Uomini di polso, i Leone e i Rumor.