Paralizzato, usa il computer con la forza del pensiero

Nino Materi

Matthew Nagle nel 2001 aveva vent’anni, amava ballare e andare in discoteca. Ci andava ogni sabato, in macchina, con gli amici. Una maledetta sera di agosto John guidava l’auto, aveva bevuto troppo e andava troppo veloce. La sua corsa si arrestò contro un albero e Matthew, che si trovava sul sedile posteriore, si trasformò in un ragazzo immobile. Cinque anni su una sedia a rotelle, nell’impossibilità di muovere gambe e braccia. L’unica cosa a non essere paralizzata era - ed è - il cervello. Ma a che serve poter usare la testa, se poi la mente non è capace di trasformare le intenzioni in gesti? Ci vorrebbe un miracolo: un prodigio che permettesse di compiere azioni solo grazie alla forza del pensiero. Da oggi, per Matthew, questo sogno è una realtà con un nome che in inglese dice poco («Brain gate»), ma che in italiano dice molto («Porta del cervello»).
Per la prima volta al mondo, infatti, un giovane tetraplegico è in grado di «usare il computer, aprire e leggere e-mail, giocare con un videogame e regolare il volume della televisione attraverso semplici ordini cerebrali». Si tratta di un eccezionale studio-pilota che si è guadagnato la copertina di Nature, e segna un passo avanti nella neuroscienza al servizio di chi ha perso la capacità di muoversi autonomamente.
La ricerca descrive le prime applicazioni di uno strumento chiamato - il «Brain gate», appunto -, un sistema «cervello-azione» creato e testato dalla compagnia Cyberkinetics neurotechnology systems. In pratica, l'ateneo e gli studenti hanno creato l’azienda sulla base delle ricerche e della tecnologia sviluppata nel laboratorio del neuroscienziato John Donoghue, direttore del Brain science program dell'università di Chicago.
Ma cos'è esattamente il «Brain gate»? «Si tratta di un sensore impiantato chirurgicamente nel cervello - spiega il professor Donoghue - che registra l'attività di dozzine di cellule cerebrali simultaneamente. Il sistema decodifica i segnali in tempo reale, permettendo a una persona tetraplegica di controllare mnemonicamente un computer o strumenti esterni»; «In futuro - assicurano gli scienziati -, la “Porta del cervello” potrà controllare una sedia a rotelle o arti-robotici». Esattamente quanto spera oggi Matthew Nagle dalla sua casa nel Massachusetts: «Dopo la lesione spinale che mi ha bloccato dal collo in giù questo luogo mi sembrava una prigione, adesso le cose sono cambiate...». «Mat» ha compiuto infatti progressi enormi: dopo l'impianto del sensore nella sua superfice cerebrale, ha imparato a controllare il cursore del computer semplicemente pensando di muoverlo.
Non solo, Nagle ha imparato ad aprire e-mail, disegnare cerchi usando un programma di grafica e giocare a un semplice videogame usando il pensiero; può inoltre modificare il volume della tv o cambiare canale. E l'ultimo progresso è forse il più interessante: Nagle ha imparato ad aprire e chiudere le dita di una mano-robot e usa l'arto per afferrare e spostare gli oggetti.
L'obiettivo dei ricercatori è infatti quello di collegare «Brain gate» a un sistema di stimolazione muscolare, che permetterà alle persone paralizzate di tornare a muovere braccia e gambe.
Ormai le «porte del cervello» si sono spalancare.