La paranza micidiale per chi vive sul fondo

La Paranza, più conosciuta in Liguria come Baransella, o pesca allo strascico, negli anni '50 si pratica con una grossa rete a sacco trascinata da due barche attrezzate a vela latina. La sacca conica è lunga dai 20 a 30 metri ed è compresa tra due pareti lunghe da 50 a 120 metri, chiamate braccia o ali, ciascuna terminante con una stazza di legno che fa divergere la rete in modo da tenere aperta la bocca di questa ultima. Sul davanti della stazza, in gergo u bastun, è unito un sistema di corde o mazzette attorcigliate tra loro e convergenti ciascuna ad un grosso cavo di canapa, lungo circa 800 metri, con il quale la rete è rimorchiata dalle due barche. La lunghezza di questi cavi è determinata dalla profondità del fondale. Il sacco draga sul fondo con la parte inferiore, mentre la parte superiore è tenuta sollevata da grossi sugheri. Il pesce, impaurito per l'intorbidamento dell'acqua prodotto dallo strisciare delle mazzette sul fondo, si solleva e, mentre tenta di fuggire, incontra le bande che lo convogliano verso la bocca della rete avanzante. Con questo sistema si catturano i pesci che vivono sul fondale, tra cui moscardini, gamberi, seppie, triglie e naselli. Le due barche, trascinando la rete, procedono nella stessa direzione e tutte le manovre di navigazione sono dirette dalla barca di sopra vento. Dopo gli anni '40 le due imbarcazioni a vela si sostituiscono con il peschereccio a motore, e l'apertura del sacco è determinata dalle due stazze di legno e il sistema dei tiranti. La continua aratura esercitata sul fondale al passaggio della rete, sommato all'intorpidimento dell'acqua con il sedimento sollevato dal fondo, ha dato effetti negativi sull'equilibrio ecologico dell'ambiente sommerso, riducendo così la flora e la fauna del fondale. Per questo, oggi, la pesca allo strascico è vietata entro i 50 metri dalla riva.