Il paravento della scienza non mascheri un omicidio

Non andiamo a votare al referendum di giugno perché: crediamo che la legge 40, in vigore dallo scorso anno, metta ordine nel caos della fecondazione assistita e quindi abrogarla con un sì significherebbe fare un passo indietro nella difesa della vita. Ma perché i bambini sono sempre il nostro ultimo pensiero? Siamo davvero così egoisti da voler uccidere, manipolare, congelare gli embrioni? Se ci avessero congelato quando eravamo embrioni non saremmo qui. E perché invece questi bisogna ammazzarli? Solo perché nascono dopo il 2005? Solo perché non c’è più una legge che li tuteli? Solo perché i referendum hanno eliminato una legge che tutela donne e figli? Chi ha una coscienza batta un colpo.
Siamo davvero convinti di dover creare individui per curarci? Che poi questi individui muoiono - ed è fisso: muoiono - non ce ne importa nulla. Perché noi siamo più importanti di loro. Non andiamo a votare perché: riteniamo falsi i presupposti che abbiamo letto nei manifesti in città e sui bus e cioè che con questa legge la medicina si ferma, che è quindi necessario andare a votare per il progresso. Non è con gli esperimenti sugli embrioni, e cioè uccidendo i futuri bambini, che si risolvono i problemi di salute. In caso questa legge venisse meno, si potrebbero costruire tutti gli embrioni (uomini) per poi congelarli e utilizzarli per gli esperimenti. Siamo tutti pienamente d’accordo che la medicina deve continuare a scoprire nuove cure per l’umanità, ma non contro l’umanità. Ci sono molte altre vie per il progresso della medicina, che non quello di utilizzare embrioni fecondati. Per esempio con il materiale che proviene da aborti spontanei o lavorando sulle cellule staminali adulte. E poi ci aveva già provato Hitler a selezionare la specie. Non con i bambini allo stato embrionale, ma con i nati. Davvero crediamo a chi dice che il successo della medicina dipende dalla vittoria di questi quattro referendum?
Se siamo nemici dell’uomo, allora facciamo pure: andiamo a votare per il massacro di vittime innocenti costruite a tavolino.